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La storia della letteratura italiana inizia nel XII secolo, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie. Il Ritmo laurenziano è la prima testimonianza di una letteratura in lingua italiana. Gli storici della letteratura individuano l'inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo documento letterario di cui sia noto l'autore è considerato il Cantico delle creature di Francesco d'Assisi. In Sicilia, a partire dal terzo decennio del XIII secolo, sotto il patrocinio di Federico II si era venuto a formare un ambiente di intensa attività culturale. Queste condizioni crearono i presupposti per il primo tentativo organizzato di una produzione poetica in volgare romanzo, il siciliano, che va sotto il nome di "scuola siciliana" (così definita da Dante nel suo “De vulgari Eloquentia”). Tale produzione uscì poi dai confini siciliani per giungere ai comuni toscani e a Bologna e qui i componimenti presero ad essere tradotti e la diffusione del messaggio poetico divenne per molto tempo il dovere di una sempre più nota autorità comunale. Quando la Sicilia passò il testimone ai poeti toscani, coloro che scrivevano d'amore vi associarono, seppure in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di tutto quella di Bologna. I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale e furono soprattutto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell'eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Lucano. Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione italiana di parlare una lingua che pur nata verso il X secolo si emancipa completamente dalla promiscuità col latino solo nel XIII secolo.
Pietro Antonio Zaguri (Venezia, 28 gennaio 1733 – Padova, 22 marzo 1806) è stato un politico italiano. Figlio di Pietro Angelo Zaguri e di Caterina Corner, patrizi veneziani, nacque nel palazzo di famiglia in campo San Maurizio. Nel 1761 sposò Lodovica Grimani che gli diede un solo figlio, Pietro, premortogli nel 1795. È noto anche come autore di un epistolario, fonte cospicua d'informazione su personaggi e fatti della seconda metà del '700. Fu, come molti rappresentanti dell'élite culturale veneziana suoi coevi, appassionato di architettura. A lui si deve il progetto della facciata della Chiesa di San Maurizio ubicata nel sestiere di San Marco, nel campo omonimo. Restaurò una villa cinquecentesca ad Altichiero, alla periferia di Padova, che è pervenuta intatta ai giorni nostri. Nel 1772 ricoprì la carica di avogador de comun. Fu uno dei maggiori protettori dell'avventuriero Giacomo Casanova con cui intrattenne una fittissima corrispondenza.
Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Duchov, 4 giugno 1798) è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, esoterista, diplomatico, scienziato, filosofo e agente segreto della Serenissima italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Benché di lui resti una produzione letteraria - tra trattati e testi saggistici d'argomento vario (s'occupò, nell'ampia gamma dei suoi interessi, perfino di matematica) e opere letterarie in prosa come in versi - vastissima, viene a tutt'oggi ricordato principalmente come un avventuriero e, per via della sua vita amorosa a dir poco movimentata, come colui che fece del proprio nome l'antonomasia del raffinato seduttore e libertino. A questa sua fama di grande conquistatore di donne contribuì verosimilmente la sua opera più importante e celebre: Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l'autore descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e, soprattutto, i suoi innumerevoli incontri galanti. L'Histoire è scritta in francese: tale scelta linguistica fu dettata principalmente da motivi di diffusione dell'opera, in quanto all'epoca il francese era la lingua più conosciuta e parlata dalle élite d'Europa. Fra corti e salotti, Casanova si ritrovò a vivere, quasi senza rendersene conto, un momento di svolta epocale della storia, non comprendendo affatto lo spirito di fortissimo rinnovamento che avrebbe fatto virare la storia in direzioni mai percorse prima; rimase infatti ancorato fino alla fine dei propri giorni ai valori, precetti e credenze dell'ancien régime e della sua classe dominante, l'aristocrazia, alla quale era stato escluso per nascita e della quale cercò disperatamente di far parte, anche quando essa era ormai irrimediabilmente avviata al crepuscolo, per tutta la propria vita. Tra le personalità dell'epoca che ebbe modo di conoscere personalmente, e di cui ci ha lasciato testimonianza diretta, si possono citare Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Madame de Pompadour, Wolfgang Amadeus Mozart, Benjamin Franklin, Papa Benedetto XIV, Caterina II di Russia e Federico II di Prussia.
La dinastia dei Borbone delle Due Sicilie, detta anche Borbone di Napoli o Borbone di Sicilia, è uno dei rami italiani dei Borbone e, più precisamente, un ramo cadetto dei Borbone di Spagna. Fu casa reale del Regno di Sicilia citeriore (Regno di Napoli) e del Regno di Sicilia ulteriore (Regno di Sicilia), nel 1816 unificati come Regno delle Due Sicilie.
Bichilino (o Quichilino) da Spello (fl. 1304; ... – ...) è stato un autore dictaminale in lingua latina, attivo nello Studium Patavinum nei primissimi anni del Trecento.
Andrea Memmo (Venezia, 29 marzo 1729 – Venezia, 27 gennaio 1793) è stato un letterato, politico e diplomatico italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.
Gli Aleramici furono un'importante famiglia feudale di origine franca (o franco-salica), i cui diversi rami furono protagonisti della storia di varie regioni italiane, principalmente il Piemonte e la Liguria, ma anche la Sicilia e il Mezzogiorno d'Italia in epoca sveva. Discendenti da un ceppo dell'aristocrazia militare e funzionariale del Regno dei Franchi Occidentali, giunsero in Italia alla fine del IX secolo in seguito alla sconfitta del candidato imperiale Guido di Spoleto, del quale erano partigiani. Il capostipite ed eponimo Aleramo, figlio di un conte salico chiamato Guglielmo, fu fedele dapprima dei re d'Italia Ugo di Provenza e Berengario II d'Ivrea, ma, in seguito, si alleò all'imperatore Ottone I di Sassonia, dal quale fu riconfermato nel governo della Marca che da lui prese il nome nell'anno 967. Tale entità territoriale si estendeva dall'odierna provincia di Vercelli fino al Ponente Ligure. Dal dominio originario di Aleramo discenderanno nei secoli seguenti numerose dinastie sovrane, alcune delle quali ancora esistenti oggi, che governarono vaste aree dell'Italia nord-occidentale con il titolo di marchesi. Particolarmente rilevanti furono il Marchesato del Monferrato, il Marchesato di Saluzzo, nonché i marchesati di Busca e di Ceva. L'originaria Marca di Savona, sorta dalla divisione dei domini dell'aleramico Bonifacio del Vasto, si estinse invece alla metà del XII secolo per l'erezione della città in libero comune; dall'antico Stato savonese sorsero numerosi marchesati carretteschi, tra i quali il più importante fu il Marchesato di Finale. Nel corso del XII secolo i marchesi di Monferrato assursero ad un ruolo di protagonisti delle vicende del loro tempo. Il marchese Guglielmo V detto il Vecchio, nipote di papa Callisto II e cognato dell'imperatore Corrado III del Sacro Romano Impero e del re di Francia Luigi VI, fu uno dei comandanti della Seconda crociata. Schierato sul fronte filo-imperiale, come sarà proprio della tradizione ghibellina del suo casato, Guglielmo fu tra i più potenti signori feudali d'Europa: venne descritto dal cognato, il vescovo Ottone di Frisinga, come "l'unico dei signori d'Italia che sia sfuggito al potere delle città. Tra i suoi quattro figli, Bonifacio I degli Aleramici fu uno dei capi della Quarta crociata e fondò il Regno di Tessalonica nel 1204, mentre il nipote Baldovino V, il figlio Corrado e Maria, figlia del precedente, furono sovrani del Regno di Gerusalemme, rispettivamente dal 1185 al 1186, dal 1190 al 1192 (de facto), e dal 1205 al 1212. Dopo il sostanziale fallimento dei tentativi espansionistici in Oriente e l'effimero Stato costruito dal marchese di Monferrato Guglielmo VII sul finire del XIII secolo, il ramo principale si estinse nel 1305, passando la successione ai Paleologi di Bisanzio. Le numerose altre dinastie aleramiche proseguirono invece a lungo la loro storia. La cifra caratterizzante del potere aleramico fu il generoso mecenatismo letterario, che favorì la produzione della poesia trobadorica provenzale: nelle corti di Monferrato, di Saluzzo e di Finale trovarono ospitalità nomi celebri come Rambaldo di Vaqueiras, Bernart de Ventadorn e Gaucelm Faidit. La liberalità dei marchesi, valore fondante dell'etica cavalleresca, li rese celebri e apprezzati nell'ambiente letterario europeo, come testimoniano gli elogi di Dante Alighieri nel Convivio e, in tempi più recenti, di Giosuè Carducci.