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Accento distintivo sui monosillabi

Nella lingua italiana, per accento distintivo su un monosillabo si intende un accento grafico, la cui funzione non tanto quella di indicare la pronuncia tronca del monosillabo, quanto il suo valore grammaticale, distinguendolo dagli omografi, cos da renderne immediatamente riconoscibile il significato. In italiano la normativa ortografica non sempre motivata sul piano logico n coerente, ma si rif perlopi a ragioni d'ordine storico o di prevalenza d'uso. La situazione attuale cos riassumibile: l'accento sempre presente su ch (nel senso di perch , poich , affinch ), d (voce del verbo dare), d (sinonimo di giorno), (voce del verbo essere), l e l (avverbi), n (congiunzione), s (pronome tonico, ma vedi l'eccezione sotto), s (avverbio), t (nome della bevanda); omissibile su s quando segu to da stesso e medesimo, per consolidamento d'uso. Si tratta, tuttavia, di una prassi imposta nell'insegnamento scolastico ritenuta discutibile e senza valida giustificazione grammaticale da molti autori; talora usato su d i (imperativo di dare), per evitare confusione con l'altrimenti omografo indicativo (dai); si trova talvolta anche su d (indicativo di dare), dove per viene generalmente sconsigliato (tranne in caso di raddoppiamento fonosintattico), poich una confusione con la nota musicale do improbabile.Era inoltre sempre presente nella grafia priva di h-, oggi obsoleta e sconsigliabile, delle voci del verbo avere , i e . Del tutto agrammaticali sono invece, secondo l'odierna ortografia, le grafie accentate qu e qu , diffuse sino a tutto il Settecento, in quanto la u dopo la q pu avere soltanto valore semiconsonantico, /w/, ed quindi incapace di portare l'accento tonico, il quale non pu dunque che ricadere sull'ultima vocale senza problemi di ambiguit di pronuncia.

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