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Juan Evo Morales Ayma, conosciuto meglio come Evo Morales (Orinoca, 26 ottobre 1959), è un sindacalista e politico boliviano. È stato presidente della Bolivia per tre mandati consecutivi dal 22 gennaio 2006. Il 10 novembre 2019, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente in seguito alle proteste e alla pressione sociale che denunciavano brogli elettorali durante le elezioni generali del 20 di ottobre, e dietro le pressioni dell'esercito e della polizia che, da diversi Stati e organizzazioni, è stato catalogato come colpo di Stato. In precedenza, l'OSA aveva confermato irregolarità nelle elezioni e ne aveva chiesto la ripetizione. Alcuni esperti del MIT hanno invece segnalato l'assenza di irregolarità nelle elezioni. L'11 novembre ha accettato l'asilo politico offerto dal presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador. Il 12 novembre atterra all'aeroporto internazionale di Città del Messico, su un aereo inviato direttamente dal governo messicano all'aeroporto internazionale di Chimoré, nella provincia di Chapare, bastione delle sei federazioni cocalere presiedute dallo stesso Evo Morales, dove si era rifugiato durante le giornate di forti proteste. È stato il primo presidente indigeno a guidare lo Stato boliviano, o altri di quest'area geografica, in oltre 500 anni dalla conquista spagnola, ed è quindi soprannominato anche el Indio. Questo avvenimento ha suscitato grande interesse e aspettative - a cui ha contribuito anche l'abbigliamento informale negli incontri diplomatici con altri capi di Stato, con il suo caratteristico maglione di alpaca a righe (la chompa), indossato in Bolivia e nel mondo. Morales è stato il leader del movimento sindacale dei cocalero boliviani, una federazione di colonizzatori campesinos, quechua e aymara coltivatori di coca che si oppongono agli sforzi, principalmente degli Stati Uniti, di sradicare le coltivazioni di coca nella provincia di Chapare, nella Bolivia centro-orientale. Morales è stato anche il fondatore e leader del partito politico boliviano Movimiento al Socialismo (MAS), il principale partito di governo. Alle elezioni presidenziali del 2002 Morales ottenne circa il 20% dei voti, subito dietro a Gonzalo Sánchez de Lozada che divenne Presidente. Ciò nonostante questo risultato elettorale ebbe un forte impatto nel panorama politico boliviano. Morales attribuì buona parte di quel successo elettorale alle dichiarazioni fatte contro di lui dall'allora ambasciatore statunitense in Bolivia Manuel Rocha, affermando che aiutarono a «svegliare la coscienza della gente». Alle successive elezioni presidenziali del 2005, Morales e il suo partito ottennero la maggioranza assoluta dei voti (circa il 54%), che lo portò all'elezione diretta come Presidente della Repubblica, incarico ricoperto fino alle dimissioni il 10 novembre 2019. Il 25 gennaio del 2009 il popolo boliviano è tornato al voto per decidere se rifiutare o confermare la riforma costituzionale del Presidente Morales e il 67% di esso ha approvato. Il 6 dicembre del 2009 il popolo boliviano ha votato Evo Morales con il 64% di voti alle consultazioni presidenziali, permettendo inoltre al suo partito, il MAS, di far eleggere 85 dei 130 deputati e 24 dei 36 senatori. Secondo un rapporto riservato, reso pubblico nel 2010 da WikiLeaks e scritto dall'ambasciatore statunitense Clifford Sobel, Evo Morales sarebbe gravemente malato di tumore ai seni paranasali. La notizia è stata smentita ufficialmente dal portavoce di Morales.Nell'ottobre del 2014 Morales viene eletto per il terzo mandato con il 63% delle preferenze, mantenendo un distacco considerevole sugli altri candidati, ma registrando un lieve calo di apprezzamento rispetto alle precedenti elezioni. Il 22 febbraio 2016 Evo Morales, perde, con il 51% di voti contrari, il referendum che gli avrebbe permesso di essere nuovamente eletto per un quarto mandato, ma una decisione del Tribunale supremo elettorale ribalta questo esito, stabilendo che è un "diritto umano" di Morales ricandidarsi. Morales vince le elezioni del 20 ottobre 2019, ma in seguito all'accusa di presunti brogli elettorali è costretto all'esilio. L'11 novembre ha accettato l'asilo politico offerto da Andrés Manuel López Obrador, presidente del Messico. Il 12 dicembre si è trasferito in Argentina come rifugiato, accompagnato dall'ex vicepresidente Álvaro García Linera e da altri ex ministri.
L'Ecuador (spagnolo [ekwaˈðɔɾ]; in italiano pronunciato /ekwaˈdɔr/ o /ˈɛkwador/), ufficialmente Repubblica dell'Ecuador, è una repubblica presidenziale del Sudamerica con un'estensione territoriale di 283.561 km² e una popolazione di 16.866.664 abitanti. Situato nella parte nord-occidentale del Sudamerica, l'Ecuador confina a nord con la Colombia, a est e a sud con il Perù, e a ovest si affaccia sull'Oceano Pacifico; è attraversato dall'equatore, da cui prende il nome. La capitale è Quito, che è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità nel 1970 perché ha il centro storico meglio conservato e meno alterato dell'America Latina. La città più popolosa è Guayaquil, mentre Cuenca, la terza città più popolosa, è anch'essa Patrimonio dell'umanità, perché è un ottimo esempio di città pianificata in stile coloniale spagnolo. Fa parte dell'Ecuador anche l'arcipelago delle Isole Galápagos, situato a circa 1.000 km dalla costa e particolarmente ricco di specie endemiche, che nel XIX secolo furono profondo oggetto di studio del naturalista britannico Charles Darwin, che stava elaborando la teoria dell'evoluzione, descritta poi nel celebre libro L'origine delle specie. L'Ecuador, indipendente dal 1830, è una repubblica dal 1832, dopo essere stata colonia spagnola per lungo tempo e dopo aver fatto parte, per alcuni anni, della Grande Colombia, uno stato che comprendeva anche Colombia, Venezuela e Panama e fondato da Simón Bolívar, il liberatore delle Americhe (Libertador) dal dominio spagnolo. La lingua ufficiale e interculturale del Paese è lo spagnolo, anche se la costituzione del 2010 riconosce ufficialmente anche lingue amerinde come il quechua, lo shuar, lo tsafiki e altre, che vengono usate all'interno dei gruppi indigeni. Tra questi il più parlato è il quechua, più propriamente kichwa in Ecuador, diffuso soprattutto nell'area andina.