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Uomini e cose della vecchia Italia è un'opera letteraria di Benedetto Croce. Pubblicata per la prima volta, in due diverse serie e in due distinti volumi, nel 1927 dalla Laterza, la stessa casa editrice l'ha ristampata in edizione riveduta dall'autore nel 1943 e, infine, nel 1956. La pubblicazione verrà riproposta, per Bibliopolis, nell'ambito dell'edizione nazionale del filosofo. Dedicata a Francesco Ruffini, l'opera raccoglie una serie di saggi scaturiti, nella maggior parte, dalle ricerche eseguite dal filosofo per le stesure della Storia del Regno di Napoli del 1925 e della Storia dell'età barocca in Italia del 1928. Tali saggi, che non potevano rientrare nei predetti volumi, perché sarebbero usciti «fuori del loro disegno», rappresentavano per Croce quasi dei ricordi di famiglia, ma «di quella più grande famiglia che ciascuno di noi si compone, mercé le ideali parentele di affetti e di pensieri, con gli uomini del passato, o…con gli uomini che vissero e operarono nello stesso paese dove noi siamo nati». Si tratta, in particolare, di biografie di letterati, scrittori e politici e di vicende storico-letterarie dell'Italia meridionale, in un lasso di tempo che va all'incirca dall'Umanesimo ai prodromi dell'unificazione nazionale.
Il romanzo storico è un'opera narrativa ambientata in un'epoca passata, della quale ricostruisce l'atmosfera, gli usi, i costumi, la mentalità e la vita in generale, così da farli rivivere al lettore. Un romanzo si definisce storico quando è ambientato in un'epoca storica e intende trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un'aderenza ai fatti documentati. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure una mescolanza di personaggi storici e di invenzione. Dal momento che presenta una parte di invenzione e una parte di realtà storica, quello del romanzo storico è un genere “ibrido”, se non costituisce addirittura un ossimoro letterario. Lo statuto del genere si basa su una sorta di promessa implicita da parte dello scrittore: quella di limitare la propria libertà inventiva, sottoponendola al vincolo della verità storica. Il lettore sa di non trovarsi davanti a un trattato di storiografia, eppure non mancherà di chiedersi quanta parte di verità ci sia nei fatti narrati; per fruire dell'opera, dovrà scegliere di fidarsi della voce del suo autore.
La novella una narrazione in prosa breve e semplice (di modesto respiro), generalmente pi breve di un racconto (secondo molti critici, la distinzione tra le due modalit narrative labile o nulla), nella quale c' un'unica vicenda semplice e in s conclusa, colta nei suoi momenti essenziali, i cui personaggi si possono facilmente ritrovare nella vita quotidiana. Essa nasce, non si sa con precisione dove e quando, nel contesto della letteratura orale. La novella non un genere letterario indipendente, poich inglobata all'interno di altri generi. Tracce di novella sono presenti nelle letterature dell'antico Egitto e della Mesopotamia (Sumeri, Babilonesi). Il genere presente nelle letterature orientali in particolare in quella indiana dove vi sono varie raccolte, tra cui la celebre Pa catantra. In India nasce anche la struttura delle novelle precedute da una cornice narrativa, struttura che poi avr diffusione anche in Occidente con il Decameron. La novella ebbe scarsa autonomia nelle letterature greca e latina. Si ricordano gli arguti e burleschi Racconti sibaritici e la Fabula Milesia. Nella letteratura orientale celeberrima la raccolta Le mille e una notte. Alla base della struttura che la novella assumer poi nel Medioevo troviamo l'exemplum, un genere che si potrebbe definire una forma semplice di novella ma che possiamo descrivere anche come a met strada tra la fiaba e la parabola. Anche l'exemplum inglobato in altri generi, come la vita dei Santi perch era usato molto spesso dai predicatori con finalit educative e morali. I predicatori se ne servivano allora per ricondurre sulla giusta strada coloro che avevano commesso qualche peccato. Nel Medioevo il fabliau un altro antecedente della novella. La novella sorge pi tardi, in et medievale, nell'ambito di culture molto diverse tra loro. Ancora assente in Francia e in Germania, la novella era un genere praticato in Spagna dove risentiva della novellistica arabo-orientale, come attestano Furberie e perfidie delle donne (1253), una versione del Libro de' sette savi scritta da Fadrique di Castiglia, fratello del re Alfonso X il Saggio; il Libro degli esempi del conte Lucanor e di Patronio (1335) di Juan Manuel e le novelle in versi del Libro del buon amor (1330-1343) di Juan Ruiz. In Inghilterra la novella si svilupp a partire dai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer (secolo XIV).
Francesco Sacrati (Parma, 1605 – Modena, 20 maggio 1650) è stato un compositore italiano. Battezzato il 17 settembre 1605, poco si sa sulla sua gioventù e formazione musicale. Negli '40 del Seicento fu attivo a Venezia come operista, dove collaborò per tutto il periodo veneziano con lo scenografo Giacomo Torelli. Probabilmente fece parte dell'Accademia dei Discordanti, una compagnia operistica che teneva spettacoli a Bologna. Sempre in questa città fu maestro di cappella dei musici di Bologna, i quali nel 1648 rappresentarono la sua opera La finta pazza a Reggio Emilia. L'anno successivo Sacrati acquisì la direzione della cappella della cattedrale di Modena, posizione che tenne sino alla morte che lo colse l'anno successivo. Sacrati fu molto stimato dai contemporanei, soprattutto del principe Mattia de' Medici. Tra le opere si ricorda in particolare La finta pazza, il suo primo dramma noto, dato a Venezia il 14 gennaio 1641 con Anna Renzi ed Atto Melani in occasione dell'inaugurazione del Teatro Novissimo e successivamente ripreso più volte: questo lavoro fu inoltre la prima opera italiana ad essere rappresentata in Francia (Parigi, dicembre 1645). Il manoscritto di quest'opera, considerato perduto, è stato riscoperto dal musicologo Lorenzo Bianconi nel 1984. Alcune parti della musica mostrano analogie sorprendenti con L'incoronazione di Poppea, tradizionalmente attribuita a Monteverdi, ciò che ha spinto alcuni studiosi a ipotizzare che Sacrati abbia avuto un ruolo nel comporre la versione dell'opera a noi giunta.