Fin dalla fine degli anni ottanta, ci sono stati vari tentativi per cercare di immagazzinare l'energia prodotta dai fulmini. Un singolo fulmine porta una quantità relativamente grande di energia (circa 5 miliardi di Joule, quasi quanto l'energia prodotta da 145 litri di petrolio); questa energia è concentrata in uno spazio molto ridotto e il suo passaggio ha una durata estremamente ridotta (dell'ordine di grandezza dei microsecondi).
Sono stati proposti vari metodi per sfruttare i fulmini come fonte energetica:
utilizzare queste grandi quantità di energia per generare idrogeno dall'acqua;
sfruttare il calore prodotto da un rapido riscaldamento dell'acqua tramite un fulmine;
utilizzare un gruppo di parafulmini per sfruttare l'energia direttamente o tramite la conversione in energia meccanica;
utilizzare induttori posizionati lontano dalla zona d'uso, in modo da catturare in modo sicuro parte dell'energia.