Il termine modernit (modernit ), utilizzato per la prima volta dal poeta decadente francese Charles Baudelaire, designava, per Baudelaire, la sfuggevole ed effimera esperienza della vita condotta all'interno della metropoli e della citt , e anche la responsabilit che l'arte ha di catturare quell'esperienza e di esprimerla nelle forme pi disparate, suggestive ed originali.
Con modernit oggigiorno si intende il periodo solitamente indicato dal pensiero sociologico come la crescita di centralit da parte dello stato-nazione (come mette in evidenza Anthony Giddens) e dall'affermarsi della razionalit in molti degli ambiti di vita sociale (si pensi, ad esempio, alla burocrazia di Max Weber). Da quest'ultima, consegue un importante incremento nell'innovazione tecnologica.
Si pu associare l'inizio della modernit con la seconda rivoluzione industriale e la nascita del positivismo, propositore dei suoi valori materialisti e prettamente scientifici.
A cascata il mutamento sociale si fa pi rapido e vede le sue origini in contesti spazio-temporali lontani dagli individui. Ne consegue una situazione di disagio e disorientamento per l'individuo, che perde i punti di riferimento ai quali storicamente abituato. Alcuni autori sostengono che ci generi un'epoca successiva alla modernit , definita dal dibattito sociologico in molti modi, tra cui "postmodernit ". La sua caratteristica principale il venir meno dell'idea di progresso che aveva accompagnato la modernit e il disvelarsi dei rischi connessi a questa: si pensi, in tal senso alle implicazioni del fenomeno sociale della globalizzazione, sia sul piano sociale che ambientale.