Mostro di Firenze è la denominazione utilizzata dai media italiani per riferirsi all'autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. L'inchiesta avviata dalla procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di quattro duplici omicidi, i cosiddetti "compagni di merende" Mario Vanni e Giancarlo Lotti (reo confesso e chiamante in correità dei presunti complici), mentre il terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per sette degli otto duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell'annullamento nel 1996 della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione. Le procure di Firenze e Perugia sono state impegnate in numerose indagini volte a individuare i responsabili esecutori materiali per quattro duplici omicidi e poi i possibili mandanti. Le indagini si sono focalizzate anche su un possibile movente di natura esoterica, che avrebbe spinto una o più persone a commissionare i delitti. La vicenda ebbe molto risalto mediatico in quanto fu il primo caso di omicidi seriali in Italia riconosciuto come tale e uno dei più sanguinosi del Paese, oltre che dilatato nel tempo, che creò una vera e propria psicosi da mostro, di anno in anno, e mise le basi anche per riflessioni dal punto di vista sociale: suscitando estrema paura per la tipologia di vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi), aprì l'opinione pubblica italiana al dibattito sull'opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l'intimità a casa, evitando così i luoghi isolati e pericolosi.
Carlo Conti (Firenze, 13 marzo 1961) è un conduttore televisivo, conduttore radiofonico e autore televisivo italiano. È stato il direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo per le edizioni 2015, 2016 e 2017.
Bresciaoggi è uno dei due quotidiani di Brescia e provincia, insieme al Giornale di Brescia. Fa parte del gruppo Athesis, tramite la sub-holding Edizioni Brescia S.p.A. Il giornale, nato nell'aprile 1974 e sopravvissuto negli anni '70 e '80 come cooperativa dopo che il fondatore, l'industriale bresciano Luigi Lucchini, aveva deciso di non continuare la pubblicazione dopo il primo anno, ha avviato al giornalismo numerosi professionisti e pubblicisti. Tra i più famosi Riccardo Venchiarutti, il caporedattore dell'edizione bresciana del Corriere della Sera, Massimo Tedeschi, l'ex vicedirettore de L'Espresso Massimo Muchetti, Elia Zamboni e Maurizio Belpietro, direttore de La Verità e Marco Bencivenga, direttore de La Provincia di Cremona e di Crema. Fino al 2016 era collegata al quotidiano la televisione locale Brescia.TV, i cui studi erano ospitati nella sede del medesimo giornale in via Eritrea a Brescia dove un tempo c'erano gli impianti di stampa del 'vecchio' Bresciaoggi (cioè di quello prima dell'acquisizione da parte de L'Arena) per alcuni anni editore anche di Bergamoggi (testata gemella diffusa sul territorio orobico, con cui condivideva le pagine nazionali). Brescia.Tv - ora Èlive.tv - appartiene a un altro editore e la stampa di Bresciaoggi avviene, assieme ad altre testate del Gruppo, nel Veronese. Bresciaoggi è stato edito dal 1975 dalla Cooperativa Editoriale 28 luglio, formata da giornalisti e poligrafici, fino al 1990, anno in cui è avvenuta la cessione al gruppo Athesis a seguito di un'assemblea, che aveva scartato all'unanimità l'ipotesi di vendita al gruppo Longarini. Il giornale, connotato nei primi due decenni di vita da un più chiaro orientamento di centro-sinistra, è andato perdendo negli ultimi anni questa impronta politica e si propone come testata d'informazione indipendente. Bresciaoggi ha un sito web ed è presente sui social Facebook e Twitter. La raccolta pubblicitaria per il quotidiano viene effettuata da Publiadige srl concessionaria anche per L'Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e l'Adige di Trento e l'edizione bresciana del Corriere della Sera.
I bambini di Auschwitz sono stati i circa 230.000 bambini e adolescenti (in maggioranza ebrei, ma anche rom, polacchi e slavi) che tra il 1940 e il 1944 furono prigionieri al campo di concentramento di Auschwitz (e nei suoi sottocampi). Quasi tutti perirono nelle camere a gas o di stenti e malattia. Al momento della liberazione del campo il 25 gennaio 1945 vi si contarono solo circa 700 bambini e adolescenti, di cui circa 200 erano i superstiti dei bambini selezionati da Josef Mengele per i suoi esperimenti medici. Anche aggiungendovi le centinaia di minori (soprattutto adolescenti) che sopravvissero al trasferimento in altri campi come forza lavoro o alle marce della morte con le quali nelle ultime settimane si cercarono di evacuare i prigionieri rimasti nel campo, il totale dei bambini e adolescenti sopravvissuti ad Auschwitz non rappresenta che un'infima frazione dei deportati.