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Le Storie (in greco antico: Ἱστορίαι, Historíai) di Erodoto di Alicarnasso sono considerate la prima opera storiografica nella Letteratura Occidentale ad esser giunta nella sua forma completa. Scritte approssimativamente tra il 440 a.C. e il 429 a.C. nel dialetto ionico del greco antico, le Storie registrano le tradizioni, l'etnografia, la geografia, la politica e i conflitti tra le varie culture che erano conosciute nell'Asia Occidentale, l'Africa settentrionale e la Grecia del tempo. Al livello storico dei fatti, quello delle tradizioni già formatesi prima di Erodoto, si affianca la rielaborazione o interpretazione da parte dello storico, generando molti problemi discussi dalla critica, ma per i quali non si è giunti a una soluzione certa. Tuttavia, neanche talune discordanze interne al testo riescono a sminuire la profonda compattezza e coerenza dell'opera, che appare complessa, raffinata e originale. Inoltre, le Storie si distinguono per il fatto di essere uno dei primi resoconti dell'ascesa dell'Impero Persiano, dagli eventi alle cause delle guerre greco-persiane tra l'Impero achemenide e le città-stato greche nel V secolo a.C.. Erodoto ritrae il conflitto come quello tra le forze della schiavitù (i Persiani) da una parte, e quelle della libertà (gli Ateniesi e la confederazione delle poleis greche che si unirono contro gli invasori) dall'altra.
Il Risorgimento è il periodo della storia italiana durante il quale l'Italia conseguì la propria unità nazionale. La proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861 fu l'atto formale che sancì, a opera del Regno di Sardegna, la nascita del nuovo Regno d'Italia formatosi con le annessioni plebiscitarie di gran parte degli Stati preunitari. Per indicare questo processo storico si usa anche la locuzione "unità d'Italia". Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama gli ideali romantici, nazionalisti e patriottici di una rinascita italiana attraverso il raggiungimento di un'identità politica unitaria che, pur affondando le sue radici antiche nel periodo romano, «aveva subìto un brusco arresto [con la perdita] della sua unità politica nel 476 d.C. in seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente».
La pasta, intesa come pasta alimentare, è un prodotto a base di farina di diversa estrazione, tipico delle varie cucine regionali d'Italia, divisa in piccole forme regolari destinate alla cottura in acqua bollente e sale o con calore umido e salato.Il termine pasta (dal tardo latino păsta e, a sua volta, dal greco πάστη «farina mescolata con acqua e sale»), inteso come abbreviazione dell'italiano pastasciutta, può anche indicare un piatto dove la pasta alimentare sia l'ingrediente principale accompagnato da una salsa, da un sugo o da altro condimento di vario genere.
Giannettino è un libro scritto da Carlo Collodi, la cui prima edizione fu pubblicata dalla Libreria Editrice Felice Paggi nel 1877, primo di una serie dei libri che si concluse nel 1890, l'anno della morte del Collodi: Giannettino, Paggi, 1877 Il viaggio per l'Italia di Giannettino. Parte prima (L'Italia superiore), Paggi, 1880 La grammatica di Giannettino per le scuole elementari, Paggi, 1883 Il viaggio per l'Italia di Giannettino. Parte seconda (l'Italia centrale), Paggi, 1883 L'abbaco di Giannettino per le scuole elementari, Paggi, 1884 La geografia di Giannettino, Paggi, 1886 Il viaggio per l'Italia di Giannettino. Parte terza (l'Italia meridionale), Paggi, 1886 La lanterna magica di Giannettino, Bemporad, 1890Tre libri della serie descrivono Il viaggio per l'Italia di Giannettino: il primo è dedicato a L'Italia superiore; il secondo a L'Italia centrale ed il terzo a L'Italia meridionale. Questa serie faceva parte della Biblioteca Scolastica dell'editore Felice Paggi: un libro era venduto a due lire e, se era Legato in tela con placca a oro, a tre lire. I periodici dell'epoca fecero di questo libro una critica favorevole. La prima parte del Viaggio di Giannettino giunse all'ottava edizione nel 1894, il libro fu poi ripubblicato da Bemporad e, nel 1902, fu riordinato in un solo volume da Ferronio nella Biblioteca Azzurra Bemporad. Poi fu pubblicato in Collezioni Bemporad per i ragazzi e nel 1939 nella Biblioteca Marzocco per i ragazzi. Nel Carteggio Martini, che si trova nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, è custodita una lettera del Collodi a Ferdinando Martini, al quale il Collodi successe come direttore del Giornale per i bambini. Nella lettera si parla di una inesattezza scritta nella prima edizione del Viaggio, relativa ad una pagina sulla città di Udine. Questa inesattezza fu rilevata da un ignoto Udinese, che inviò una protesta a Ferdinando Martini, direttore del Fanfulla della domenica, giornale che il 19 settembre 1880 aveva pubblicato una recensione del Viaggio nella rubrica Libri nuovi. L'inesattezza era data dalla descrizione di fossati colmi d'acqua fatta dal Collodi che l'Udinese asseriva non essere mai esistiti. Perciò il Collodi tolse la descrizione di questi fossati, nella seconda edizione del libro (1882). Ma ad Udine erano veramente esistiti questi fossati ripieni d'acqua, in seguito interrati. Il Collodi rispose a Ferdinando Martini il 25 ottobre 1880 e riferì ciò che Karl Baedeker nella Guida dell'Italia settentrionale (VIII édition refondue, 1878) affermava; disse inoltre che avrebbe tenuto conto delle osservazioni di tutti nella prossima ristampa del libro. Riferendosi poi al fatto che l'Udinese non consegnò il libro alla figlia, dicendo, nella sua lettera di protesta: mi sono messo via il libro, il Collodi aggiunse: Povero Paggi, se tutti i babbi italiani fossero timorati di Dio e dei fossati d'acqua, come il tuo Udinese!. Per apportare correzioni al libro, il Collodi si era rivolto a Giuseppe Augusto Cesana, fondatore de Il Fanfulla e a Giuseppe Carrara. L'editore Felice Paggi, per la quarta edizione della prima parte del Viaggio (1886), chiese correzioni e aggiunte a colleghi librai ed editori (alla Libreria Enrico Trevisini di Milano e al libraio editore Vincenzo Porta da Piacenza. La parte seconda del Viaggio dedicata all'Italia centrale ebbe una recensione nel Fanfulla della domenica del 3 dicembre 1882. Il 4 novembre 1882 il Collodi parlò del Secondo Viaggio di Giannettino in una lettera all'amico Guido Biagi:...questo libro non è fatto né per i ruminanti di notizie storico-artistico-vegetali, né per...quei sapientissimi, che son nati apposta per dar sapore al sale e odore all'ammoniaca. Il mio libro è un libro, per intendersi, “ad usum Delphini”, fatto modestamente per dare ai ragazzi una mezza idea di quell'Italia, che è la loro nuova e gloriosa patria, e che “per conseguenza” non ne sanno nulla di nulla. Quanto al resto, fai tu: io so di essere in buone mani e me ne fido. Tutto tuo Collodi.