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Il triclinio era il locale in cui veniva servito il pranzo nelle case degli antichi romani. Il pavimento del locale aveva un'inclinazione di circa 10° su tre lati della stanza, verso il tavolo basso posto al centro. Un solo lato aveva il pavimento in piano, utilizzato dai servi per portare le vivande in tavola. Nelle case degli antichi romani, specialmente dei patrizi, il triclinio era molto comune. Veniva usato per intrattenere gli ospiti. I commensali sedevano sdraiati su dei cuscini attorno a un tavolo basso. Un'accurata ricostruzione di un triclinio si può vedere al Museo archeologico di Arezzo. Il pranzo era un rituale nella vita degli antichi romani e durava dal primo pomeriggio fino a notte fonda. Generalmente da 10 a 20 commensali prendevano posto intorno a un tavolo sistemati in modo tale da enfatizzare la loro importanza a seconda della vicinanza al padrone di casa. Vista l'importanza del locale, il triclinio veniva decorato con mosaici o affreschi sulle pareti. Dioniso, Venere e nature morte erano molto comuni nelle decorazioni di questi locali. Le case dei patrizi avevano almeno due triclini e non era difficile trovare case con quattro e più triclini. In queste case il triclinius maius (grande sala da pranzo) era usato per dare delle feste alle quali era invitato un gran numero di ospiti. I triclini più piccoli venivano usati per gli ospiti di riguardo. Per questo motivo spesso erano decorati splendidamente, in modo da rivaleggiare con quelli più grandi. Poiché nei triclini si svolgevano di solito degli spettacoli per intrattenere e allietare gli ospiti durante il pasto, nelle decorazioni dei locali era spesso inserita l'epopea di Enea e dell'Eneide. Il triclinio prese in origine il nome dai tre letti (klìne), i Lecti Conviviales o Tricliniares, su cui i padroni di casa e i loro ospiti si sdraiavano per tutta la durata del pranzo. Un letto poteva accogliere fino a tre commensali, che stavano sdraiati sul lato sinistro.
Le Tavole Palatine (chiamate così forse in riferimento all'identificazione, in passato, col sito di un antico palazzo) sono i resti di un tempio dorico periptero esastilo del VI secolo a.C. dedicato alla divinità greca Hera. Il tempio, posto in prossimità del Bradano, era legato a un santuario extraurbano, del quale è emerso il muro del temenos e resti di un altare più antico.
Con il termine posata si intende principalmente un utensile (come la forchetta, il coltello o il cucchiaio) che serve per mangiare o cucinare evitando il contatto tra il cibo e le mani. Le posate sono realizzate principalmente in metallo; un tempo in argento, alluminio, ottone e alpacca, oggi acciaio inox, ma esistono anche posate in legno, corno o porcellana. Per la ristorazione veloce o per occasioni in cui non vi è la possibilità di lavare le posate come picnic o feste ci sono posate in plastica usa e getta, anche imbustate per motivi igienici. Si dividono in posate da tavola, quelle usate per mangiare, e posate di servizio, sia quelle usate per servire i cibi a tavola che quelle usate in cucina per la preparazione dei cibi.
Con gioco reale di Ur (o anche gioco delle venti caselle) ci si riferisce ad alcune tavole da gioco trovate nelle tombe reali di Ur da Leonard Woolley negli anni venti del XX secolo e datate ad un periodo compreso tra il 2400 a.C. e il 2600 a.C.. È considerato tra i più antichi reperti completi di un gioco da tavolo che sia mai stato scoperto. Una tavola da gioco simile, realizzata in legno è stata ritrovata negli scavi di Shahr-i Sokhta nell'Iran meridionale.Insieme al senet è considerato da alcuni uno dei predecessori del moderno backgammon.