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Il razionalismo (dal termine latino ratio, «ragione») è una corrente filosofica basata sull'assunto che la ragione umana può in principio essere la fonte di ogni conoscenza. In generale i filosofi razionalisti sostengono che, partendo da «principi fondamentali», individuabili intuitivamente o sperimentalmente, come gli assiomi della geometria, i principi della meccanica e della fisica, si possa arrivare tramite un processo deduttivo ad ogni altra forma di conoscenza. Il razionalismo si è costituito a partire da diversi orientamenti filosofici, avutisi nell'antica Grecia, nel Medioevo, nel Rinascimento e nell'età moderna. In generale si definiscono razionalisti quei sistemi filosofici in cui la realtà è vista come governata da una serie di leggi e principi che sono perfettamente comprensibili con la ragione umana e che coincidono con il pensiero stesso.Si contrappone all'irrazionalismo, il quale privilegia invece altre facoltà intellettive umane legate all'istinto, alla volontà cieca, allo scetticismo, ecc. Il razionalismo è anche un orientamento pedagogico che ha fiducia nella possibilità di incremento delle conoscenze umane da parte dell'individuo e della società, in quanto mediate dal sapere.
La filosofia della scienza è la branca della filosofia che studia i fondamenti, gli assunti e le implicazioni della scienza, sia riguardo alla logica e alle scienze naturali, come la fisica, la chimica, la biochimica o la biologia, sia riguardo alle scienze sociali, come la sociologia, la psicologia o l'economia. Le principali sezioni della filosofia della scienza sono la filosofia della matematica, la filosofia della fisica, la filosofia della chimica e la filosofia della biologia. In parte legata alla filosofia della conoscenza nota come gnoseologia e, in misura maggiore, all'epistemologia, essa cerca di spiegare la natura dei concetti e delle asserzioni scientifiche, i modi in cui essi vengono prodotti; come la scienza spiega la natura, come la predice e come la utilizza per i suoi fini; i mezzi per determinare la validità delle informazioni; la formulazione e l'uso del metodo scientifico; i tipi di ragionamento che si usano per arrivare a delle conclusioni; le implicazioni dei metodi scientifici, con modelli dell'ambiente scientifico e della società umana circostante.
Dal 5 all'11 aprile 1911 si tenne a Bologna il IV Congresso internazionale di filosofia. Vi parteciparono filosofi italiani e provenienti da ogni parte del mondo, tra i quali Henri Bergson, Émile Boutroux, Benedetto Croce, Guido De Ruggiero, Hans Driesch, Émile Durkheim, Federigo Enriques, Rudolf Eucken, Hermann von Keyserling, Joachim Kohler, Oswald Külpe, Paul Langevin, Nicolaji Losskij, Wincenty Lutoslawsky, Alexius Meinong, Giovanni Papini, Henri Poincaré, Ferdinand Canning Scott Schiller, Rudolf Steiner. Di alcuni che non poterono venire di persona furono lette le relazioni: è il caso di Roberto Ardigò, Piero Martinetti, Hans Vaihinger. Congressi internazionali di filosofia si erano precedentemente tenuti a Parigi nel 1900 in occasione dell'Esposizione universale, a Ginevra nel 1904, a Heidelberg nel 1909. Nel 1911 fu scelta una sede italiana in occasione della celebrazione del 50º anniversario dell'Unità d'Italia. L'inaugurazione, a cui presero parte autorità governative e cittadine, ebbe luogo nell'aula magna dei giuristi dell'archiginnasio di Bologna alla presenza del duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia-Aosta. Come consuetudine dei congressi internazionali dell'epoca, fu organizzata per i partecipanti una gita turistica a Ravenna. Federigo Enriques fu il principale organizzatore del Congresso, che ebbe la particolarità di accogliere sia filosofi che scienziati. Questa impostazione non piacque a Benedetto Croce, che in un'intervista rilasciata a Guido De Ruggiero pubblicata da Il Giornale d’Italia il 15 aprile 1911 avviò una polemica con Enriques sui rapporti tra scienza e filosofia che avrebbe profondamente condizionato l'avvenire culturale d'Italia.