Autore principale: Campana, Dino
Serie: Economica Vallecchi ; 11
Serie: Oscar poesia
Serie: Gli Oscar Poesia ; 75
Serie: Oscar poesia
Serie: BUR. L ; 693
Serie: BUR ; 693
Serie: Paperbacks poeti ; 115
Serie: BUR. Poesia
Serie: I grandi libri Garzanti ; 371
Serie: BUR ; L693
Serie: Grandi tascabili economici ; 495
Serie: Biblioteca Universale Rizzoli ; 693
Serie: BUR. Poesia
Serie: Novecento Vallecchi
Serie: Le foglie ; 5
Serie: Bur Poesia L ; 693
Serie: BUR. Poesia ; L693
Serie: BUR. L ; 693
Serie: BUR. Poesia
Serie: I grandi libri Garzanti
Serie: Biblioteca universale Rizzoli
Serie: Bibioteca Universale Rizzoli : Poesia ; L693
Serie: Biblioteca universale Rizzoli ; L693
Serie: In-canto delle parole
Serie: inVersi Bompiani
Serie: InVersi
Serie: InVersi
Serie: B.U.R. : Poesia ; L693
Serie: BUR. Poesia ; 693
Serie: Grandi tascabili economici ; 495
Serie: InVersi
Serie: BUR poesia ; 693
Serie: Grandi Tascabili Economici ; 495
Serie: InVersi
Serie: Grandi tascabili economici ; 495
Serie: In versi
Serie: Einaudi Tascabili. Poesia ; 1182
Serie: BUR. Poesia
Serie: La grande poesia ; 26
Serie: La grande poesia
Serie: La grande poesia ; 26
Serie: inVersi
Serie: Tra le righe libri : libri come pietre d'angolo
Serie: Grandi tascabili economici. Poesia ; 495
Serie: La grande poesia ; 26
Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932) è stato un poeta italiano.
Canti Orfici è una raccolta di componimenti letterari in prosimetro scritta da Dino Campana. Fu originariamente composta nel 1913, in una prima ed unica stesura che portava il titolo Il più lungo giorno, che fu consegnata per la pubblicazione a Giovanni Papini e ad Ardengo Soffici; quest'ultimo perse però il manoscritto originale, costringendo Campana a riscrivere l'opera quasi interamente a memoria. Per lungo tempo l'autografo dell'originale si considerò perduto: venne ritrovato solamente nel 1971, tra le carte di Soffici.
Cacciaguida degli Elisei (Firenze, 1091 circa – Palestina, 1148 circa) è stato un militare crociato italiano, trisavolo di Dante Alighieri degli Elisei.
Il pensiero e la poetica di Giacomo Leopardi sono caratterizzati dal pessimismo, l'aspetto filosofico che caratterizza tutto l'evolversi delle idee e degli ideali del poeta e filosofo italiano, assumendo nel tempo connotazioni diverse. Esse possono essere seguite attraverso le pagine dello Zibaldone e si manifestano con evidenza nei testi letterari, come i Canti e le Operette morali. Partendo da una posizione di estremo pessimismo personale, causato dalla perdita della gioventù, egli approda a un pessimismo cosmico, consapevole dell'«infinita vanità del tutto», comprendente l'umanità e l'intero universo. Leopardi colloca l'unica felicità possibile della vita umana nell'adolescenza, carica di aspettative e illusioni riguardo l'età adulta da cui resteranno tuttavia disingannate, per concludere che il piacere non è uno stato duraturo, ma solo un passaggio transitorio dal dolore alla noia, come sostenuto nel Sabato del villaggio dove l'attesa della festa è destinata a spegnersi nella deludente domenica, o nella Quiete dopo la tempesta per il quale esso è «figlio d'affanno». Pur ritenendo la morte migliore della vita, egli non rinuncia tuttavia alla speranza e alla solidarietà, anche per la tematica tipicamente romantica della morte eroica contro il fato e la natura «matrigna», e quindi in un certo senso, paradossalmente, all'amore per la vita e per le illusioni dell'arte e della poesia.Il pessimismo filosofico di Leopardi ha le sue origini nel materialismo e nel sensismo del Settecento (d'Holbach, Condillac) derivato diretto dal razionalismo propugnato dall'illuminismo, dall'atomismo greco e dal pessimismo mostrato da alcuni autori antichi, come Omero e Lucrezio, con qualche influsso del romanticismo. Esso presenta alcune analogie con il contemporaneo pensiero di Schopenhauer e con l'esistenzialismo successivo, a partire da Nietzsche, anche per la ricerca di un senso nascosto dell'esistenza, che pure è pensato razionalmente come inesistente, la sfida titanico-romantica al «brutto poter che ascoso a comun danno impera» in nome della propria nobiltà intellettuale e d'animo, e la sensibilità acuta per la precarietà e la fragilità dell'essere umano, dei viventi preda di una feroce selezione naturale, e in generale di ogni cosa esistente.
Riccardo Marasco (Firenze, 29 ottobre 1938 – Bagno a Ripoli, 18 dicembre 2015) è stato un cantautore italiano, menestrello vernacolare fiorentino, acculturato ed irriverente. Conoscitore e reinventore della tradizione popolare non solo toscana, è noto soprattutto per le canzoni sboccate e ironiche (L'alluvione; La lallera; La Teresina; La Wanda; Vassallo, cavallo, gallo); tuttavia nel suo repertorio si trovano anche canzoni popolari e canti religiosi. Anche nei contesti più vicini al cabaret, Marasco rivela un amore per la storia della propria terra, come nel caso de L'ammucchiata, una lunga descrizione di un'orgia a cui partecipano i più grandi nomi del potere fiorentino e della cultura rinascimentale. È nipote del pittore Antonio Marasco.
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