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Autore principale: Kant, Immanuel
Serie: Classici della filosofia moderna ; 0003
Serie: Classici della filosofia moderna / a cura di Benedetto Croce e Giovanni Gentile ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna ; 3
Serie: Classici di filosofia moderna / a cura di B. Croce e G. Gentile ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna / a cura di B. Croce e G. Gentile ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna ; 0003
Serie: Classici della filosofia moderna : collana di testi e di traduzioni ; III
Serie: Classici della filosofia moderna ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna : collana di testi e di traduzioni ; 3
Serie: Classici della filosofia moderna ; 3
Serie: Pensatori antichi e moderni [La nuova Italia] ; 103
Serie: Pensatori antichi e moderni ; 0077
Serie: Pensatori antichi e moderni ; 103
Serie: Universale Laterza ; 134
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 134
Serie: Universale Laterza ; 134
Serie: Universale Laterza ; 134
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca Universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Fa parte di: Opere / Immanuel Kant
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Biblioteca universale Laterza ; 58
Serie: Classici della filosofia con testo a fronte ; EL 118
Serie: Classici della Filosofia con testo a fronte ; EL118
Serie: Il pensiero occidentale
Serie: Bompiani Il pensiero occidentale
Serie: Classici della filosofia moderna ; 118
Serie: Economica Laterza ; 118. Classici de
Serie: Economica Laterza ; 118
Serie: Economica Laterza. Classici della filosofia con testo a fronte ; 118
Serie: Bompiani Il pensiero occidentale
Serie: Bompiani Il pensiero occidentale
Il Giudizio universale (o Giudizio finale), secondo l'escatologia cristiana, è un avvenimento che si verificherà alla fine dei tempi, subito dopo la Seconda venuta di Cristo. Secondo la teologia, infatti, il compimento delle storie di libertà vissute da ogni uomo comporta «il rendersi consapevoli della qualità etica di queste storie di fronte a Dio». Inoltre «nella testimonianza biblica che Gesù sarà il giudice è contenuta la promessa che il giudizio di Dio sul male e su ogni colpa sarà un giudizio di grazia».La concezione che al termine della loro vita Dio giudicherà tutti gli uomini in base alle azioni da loro compiute e destinerà ciascuno al Paradiso oppure all'Inferno è comune a molte religioni e filosofie e in particolare a quelle presenti nel contesto culturale in cui è nato il cristianesimo: l'ebraismo, lo zoroastrismo, la religione egizia (cfr. psicostasia) e fra le filosofie il platonismo. Nel cristianesimo questa dottrina fa riferimento ad una celebre parabola di Gesù (Matteo 25,31-46). In essa Gesù si identifica con il sofferente e il giudizio verte di volta in volta sulla compassione concretamente dimostrata e non sulla fede professata. La chiesa latina (seguendo Cipriano e soprattutto Agostino d'Ippona) ha sottolineato la necessità di una giustizia equilibratrice. La giustizia di Dio, fu quindi contrapposta alla sua misericordia, in quanto essa obbligherebbe Dio a un certo comportamento (Anselmo d'Aosta). Perlomeno Dio "non può dimostrare grazia nello stesso modo ai malfattori e alle vittime" ed "è sperabile che rispetterà e ristabilirà la dignità di queste ultime".Secondo i teologi alessandrini del III secolo Clemente e Origene e i loro numerosi sostenitori la misericordia di Dio deve prevalere e condurre a una riconciliazione universale (apocatastasi). Questa dottrina fu sempre sperata nella storia della Chiesa e della teologia, in quanto "la teologia non possiede alcuna conoscenza, né alcuna competenza per decidere sulle possibilità che Dio ha di mutare positivamente le libere decisioni delle sue creature senza distruggerne la libertà". La riprende anche il teologo cattolico Hans Urs von Balthasar, che sottolinea come ad ella sembrano aderire alcuni fra i più famosi teologi cattolici, fra cui anche lo stesso Papa Benedetto XVI.La dottrina del giudizio finale solleva il problema dello stato delle anime fra il momento della loro morte e la seconda venuta di Cristo. La questione presenta problemi filosofici sia di antropologia (può sussistere l'anima senza il corpo?) sia di ontologia del tempo (Il tempo, inteso come flusso omogeneo, esiste oggettivamente oppure con la morte la persona raggiunge istantaneamente la "fine dei tempi"?). Questi problemi non hanno ancora trovato una soluzione da tutti condivisa. La dottrina che non esista alcuno stato intermedio perché alla morte ogni persona raggiunge il giudizio universale è ritenuta la più verosimile da Karl Rahner, teologo cattolico e perito conciliare durante il Concilio Vaticano II.La soluzione tradizionale mira ad affermare che i giustificati ottengono immediatamente il dono loro assegnato da Cristo e perciò ad escludere la visione beatifica differita, teoria molto diffusa fra i padri della chiesa cattolica e predicata ancora oggi da alcune frange protestanti. La maggior parte dei cristiani, infatti, ha ritenuto e ritiene inaccettabile che i martiri, la stessa Vergine Maria e gli altri santi non possano godere da subito della visione beatifica. Secondo la Chiesa cattolica e quella ortodossa gli uomini vengono giudicati subito dopo la morte (giudizio particolare), e le loro anime accedono al Paradiso o all'Inferno immediatamente o, nel caso del Paradiso, dopo una fase più o meno intensa di purificazione nel Purgatorio. Alla fine dei tempi vi sarà invece la risurrezione della carne, con la quale i corpi risusciteranno e si riuniranno alle anime per il giudizio finale (che comunque è collegato al giudizio particolare e coerente con esso con modalità tuttora non chiarite), di salvezza nella comunione dei santi, oppure di condanna. Nella tradizione protestante, invece, si esclude ogni purificazione dopo la morte. Lutero non sembra aver professato una teologia dello stato intermedio coerente e costante nel tempo. Benché egli abbia talvolta affermato che le anime "dormono", nelle chiese riformate prevale l'opinione di Giovanni Calvino secondo cui le anime dei morti si trovano in uno stato vigile di felicità o di dolore che anticipa il loro destino eterno dopo il giudizio finale.
L'epistemologia (dal greco ἐπιστήμη, epistème, "conoscenza certa" ossia "scienza", e λόγος, logos, "discorso") è quella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica e dei metodi per raggiungere tale conoscenza. In un'accezione più ristretta l'epistemologia viene a volte identificata con la filosofia della scienza, la disciplina che oltre ai fondamenti e ai metodi delle diverse discipline scientifiche si occupa anche delle implicazioni filosofiche delle scoperte scientifiche. Il termine, coniato nel 1854 dal filosofo scozzese James Frederick Ferrier, indica specificamente quella parte della gnoseologia che studia i fondamenti, la validità e i limiti della conoscenza scientifica. Nei paesi di lingua inglese il concetto di epistemologia è invece principalmente utilizzato come sinonimo di gnoseologia o teoria della conoscenza - la disciplina che si occupa dello studio della conoscenza in generale.
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