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Autore principale: Croce, Elena
Serie: Quaderni di pensiero e di poesia ; 9
Fa parte di: Miscellanea su B. Croce : saggi e opuscoli in materia : 1910-1957
Serie: Quaderni di pensiero e di poesia : 9
Serie: Quaderno di pensiero e di poesia / a cura di Elena Croce ... ; 9
Serie: Quaderni di pensiero e di poesia ; 0009
Il segno della croce è il gesto con cui i cristiani tracciano la figura di una croce in forma piccola o grande su se stessi, su altre persone o su oggetti, sia direttamente sia a distanza. Tale usanza era tradizione già consolidata dei cristiani al tempo di Tertulliano (155 circa – 230 circa) e di Origene (185–254).Essa rimane in uso generale fra i cristiani di oggi con eccezione di alcune confessioni protestanti. In un certo senso il primo segno di croce, ricordato da tutti i successivi, fu quello dello stesso Cristo crocifisso: «si è lasciato inchiodare sulla croce» stendendo «le braccia fra il cielo e la terra in segno di perenne alleanza» . Secondo i contesti, il gesto del segno della croce può essere professione di fede, preghiera, dedicazione o benedizione.Il gesto può essere compiuto senza pronunciare neanche mentalmente alcuna formula. Per esempio nella santa messa si accompagna l'annuncio del brano evangelico ("Dal Vangelo secondo ...") tracciandosi una piccola croce sulla fronte, sulle labbra e sul petto. La formula che accompagna solitamente il gesto è "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen."
La Croce cristiana è il simbolo cristiano più diffuso, riconosciuto in tutto il mondo. È una rappresentazione stilizzata dello strumento usato dai romani per l'esecuzione capitale tramite crocifissione, il supplizio che secondo i vangeli e la tradizione cristiana è stato inflitto a Gesù Cristo. Per i cristiani la croce costituisce un ricordo della passione, morte e risurrezione di Gesù, fasi inseparabili di una sola vicenda. Perciò la croce: è principalmente un simbolo di speranza e di "negazione delle immagini sbagliate di Dio"; è un ricordo dell'invito evangelico ad imitare Gesù in tutto e per tutto, accettando pazientemente anche la sofferenza.L'interesse degli studiosi si è rivolto sia sulle origini del simbolo grafico sia sul suo utilizzo nei primi secoli cristiani sia sulla valenza simbolica associata alla croce negli scritti neotestamentari
La croce di sant'Andrea è un segnale stradale che viene utilizzato per segnalare l'esatta ubicazione dell'incrocio tra una linea ferroviaria e una strada e per ricordare agli utenti di quest'ultima che devono dare la precedenza ai veicoli su rotaia. Il segnale viene detto croce di sant'Andrea perché esteticamente ricorda una decusse, chiamata anche per l'appunto croce di sant'Andrea, anche se alcuni stati utilizzano modelli differenti di croce.
La croce celtica (o croce di San Patrizio) è un antico simbolo afferente alla tradizione celtica precristiana. Geometricamente semplice (deriva dalla sovrapposizione di un cerchio vuoto su una croce latina, di modo che il centro del cerchio coincida con il punto di intersezione dei bracci della croce), spesso viene confusa o sovrapposta con simboli storicamente precedenti o successivi (come ruote solari e croci solari o altri di epoca neolitica): nel periodo medioevale queste simbologie vennero utilizzate in ambito cristiano, in particolare dal cristianesimo celtico, mentre dopo la seconda guerra mondiale la croce è stata riutilizzata in ambito politico anche a seguito dell'utilizzazione di padre Paul Doncoeur, veterano di guerra e presidente della Fédération nationale catholique del generale Édouard de Castelnau. Diventata in seguito un simbolo tipico di alcuni movimenti politici e partiti, specialmente di estrema destra, il suo uso viene osteggiato dagli oppositori di tali ideologie. Il significato della croce celtica, come indicato dai gruppi neo-druidici, non ha invece alcuna base storica. Sin dal XIX secolo il suo utilizzo è comunque esteso in vari ambiti come quelli sportivi, come si evince ad esempio dallo stemma della Gaelic Athletic Association fondata nel 1884.
Intercultura è un neologismo di origine inglese e spagnola. In Italia viene impiegato in ambito scientifico già negli anni sessanta. Dal 1975 il sostantivo viene usato dall'omonima associazione di scambi giovanili ("Intercultura onlus") che lo ha registrato come marchio. Il termine si afferma inizialmente come aggettivo in ambito pedagogico e scolastico, nella forma educazione interculturale. Tuttavia l'intercultura o l'interculturalità hanno trovato un impiego in parte autonomo nell'ambito del dibattito filosofico e teologico, oltre che più di recente nelle scienze sociali. Se in inglese si usa parlare di interculturality (a cui corrisponde l'italiano interculturalità) o di intercultural (aggettivo, ad esempio nel concetto di intercultural competence), non trova impiego il termine interculture. In concorrenza con intercultura in inglese viene preferito in molti casi l'aggettivo cross-culture, proveniente dagli studi postcoloniali. Molto difficile e sottile è invece la distinzione tra interculturalismo (dall'inglese interculturalism) e intercultura/interculturalità: si potrebbe dire che, se l'interculturalismo è, sulla falsariga del multiculturalismo e come evidenzia il suffisso -ismo, il pensiero o la dottrina che studia e propugna la rilevanza degli scambi culturali, l'interculturalità allude a una dimensione di pratiche e di esperienze, anche ma non solamente di ordine intellettuale.
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