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Autore principale: Di Puccio, Gualtiero [Fotografo]
Pubblicazione: [esec. ca. 1968]
Tipo di risorsa: grafica, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, Paese: IT
Fa parte di: [Citt con fortificazioni difensive delle province di Pesaro e Urbino, Rimini e Perugia
Le fortificazioni della città di Pechino (cinese: 北京城S, BěijīngchéngP) erano il complesso sistema di mura, porte, torri, chiuse e fossati che proteggevano la capitale dell'impero cinese. Furono costruite tra l'inizio del XV secolo (circa 1419) e il 1553. Le mura interne della città erano lunghe 24 km e alte 15 m, con uno spessore di 20 m al livello del suolo e 12 m nella parte superiore, ed un totale di nove porte. Rimasero in piedi per quasi 530 anni ma nel 1965 furono rimosse per consentire la costruzione della Seconda Tangenziale di Pechino e della Linea 2 della Metropolitana di Pechino. Esiste ancora oggi una parte del muro originale a sud della stazione ferroviaria di Pechino, nella parte sud-est della città. Le mura esterne avevano invece un perimetro di circa 28 km ed un totale di sette porte. Furono smantellate a partire dagli anni '50 per decongestionare il traffico cittadino e permettere la crescita infrastrutturale di Pechino. Nel suo insieme, la cinta muraria (interna ed esterna) disegnava una forma "凸" con perimetro di quasi 60 km. Pechino fu la capitale dell'impero cinese per la maggior parte delle ultime tre dinastie imperiali cinesi (Yuan, Ming e Qing). Era inoltre stata anche capitale secondaria di due dinastie settentrionali (Liao e Jin) e pertanto viene spesso considerata capitale imperiale sotto cinque dinastie. Importantissimo centro di potere politico, Pechino vantava di conseguenza un sistema di fortificazioni di prim'ordine, costituito dalla Città Proibita, dalla Città imperiale, dalla Città Interna e dalla Città Esterna. Le fortificazioni includevano: porte-torri, porte-fortificate, androni, torri d'osservazione e torri d'avvistamento, torrioni angolari, barbacani (in forma di torre, cancello e/o corpo di fabbrica), chiuse (anche in forma di torre) e un sistema di fossati. Si trattava del sistema di difesa più esteso realizzato nella storia della Cina . Dopo il crollo della dinastia Qing nel 1911, le fortificazioni di Pechino furono gradualmente smantellate. La Città Proibita è rimasta in gran parte intatta, diventando il Museo del Palazzo. Alcune fortificazioni rimangono intatte, tra cui Porta Tiananmen, la porta-torre e la torre di guardia di Zhengyangmen, la torre di guardia di Deshengmen, la torre di guardia angolare sud-orientale e una sezione delle mura interne della città vicino a Chongwenmen. Gli ultimi due componenti formano ora il "Parco delle reliquie delle mura cittadine dei Ming". Nulla della Città Esterna rimane intatto, mentre la Porta Yongdingmen (antico accesso alla Città Esterna) è stata ricostruita nel 2004.
Il Frontone di Talamone è un raro esempio di frontone in terracotta risalente al 150 a.C., reperto di epoca etrusco-ellenistica venuto alla luce nei pressi di Talamone (GR), che costituiva la parte superiore frontale dell'antico tempio etrusco di Talamonaccio. Esso costituisce l'iconografia artisticamente più importante che ci sia pervenuta del mito dei Sette contro Tebe, in quanto viene raffigurata la scena del combattimento tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta, durante l'assedio di Tebe. Rinvenuto alla fine dell'800, è patrimonio del Museo archeologico di Firenze, dove rimase esposto fino all'alluvione di Firenze e poi nuovamente dal 1982, fin quando fu inviato in una mostra a lungo termine a Orbetello (Grosseto), organizzata all'interno della Caserma Umberto I. Nell'ultimo decennio la Soprintendenza Archeologica della Toscana (Firenze) ne ha concesso il pestito e lo ha inviato ad alcune importanti mostre sia in Italia che all'estero, al termine delle quali è ritornato al Museo Archeologico fiorentino, dove è in attesa di essere riesposto.
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