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Le lingue dell'Italia costituiscono, a detta di alcuni autori, il patrimonio linguistico più ricco e variegato all'interno del panorama europeo. Ad eccezione di taluni idiomi stranieri legati ai moderni flussi migratori, le lingue che vi si parlano sono esclusivamente di ceppo indoeuropeo e appartenenti in larga prevalenza alla famiglia delle lingue romanze: compongono il paesaggio linguistico, altresì, varietà albanesi, germaniche, greche e slave. La lingua ufficiale della Repubblica Italiana, l'italiano, discende storicamente dal toscano letterario, il cui uso in letteratura è iniziato con i grandi scrittori Dante, Petrarca e Boccaccio verso il XIII secolo, e si è in seguito evoluto storicamente nella lingua italiana corrente. La lingua italiana era scritta solo da una piccola minoranza della popolazione al momento dell'unificazione politica nel Regno d'Italia nel 1861, ma si è in seguito diffusa, mediante l'istruzione obbligatoria esclusivamente in lingua italiana standard e il contributo determinante e più recente della televisione che vede escluso, o molto limitato, l'uso sia dei dialetti che delle lingue di minoranza (salvo quanto previsto dagli accordi internazionali sottoscritti dall'Italia dopo la seconda guerra mondiale a favore delle minoranze linguistiche tedesca della provincia di Bolzano, slovena della regione Friuli-Venezia Giulia e francese della Valle d'Aosta) nonostante il fatto che, nel secondo caso, la legge 482/99 preveda l'obbligo per la RAI di trasmettere anche nelle lingue delle minoranze linguistiche.Dal punto di vista degli idiomi locali preesistenti, ne consegue un processo di erosione linguistica e di minorizzazione, processo accelerato sensibilmente dall'ampia disponibilità di mass media in lingua italiana e dalla mobilità della popolazione, oltre ad una scarsa volontà politica di tutelare le minoranze linguistiche (art. 6 Cost e L. 482/99) e riconoscere una valenza culturale ai dialetti (art. 9 Cost). Questo tipo di cambiamenti ha ridotto sensibilmente l'uso degli idiomi locali, molti dei quali sono ormai considerati in pericolo di estinzione, principalmente a causa dell'avanzare della lingua italiana anche nell'ambito strettamente sociale e relazionale . Negli ultimi anni si è assistito a una loro rivalutazione sul piano culturale in reazione ai processi omologativi della globalizzazione. Nonostante il mancato appoggio dello Stato, secondo varie ricerche più del 60% dei ragazzi parla quotidianamente in "dialetto" (con riferimento ai dialetti dell'Italia, non ai dialetti dell'italiano); tra i vari motivi, i più importanti sono: il desiderio di creare un legame forte con la propria famiglia (67%), volontà di conoscere la storia di determinati termini ed espressioni (59%) o possibilità di arricchire il proprio parlato con espressioni colloquiali (52%) e naturalmente lo spirito di appartenenza alla propria terra. Secondo i più recenti dati statistici il 45,9% degli italiani parla in modo esclusivo o prevalente l'italiano, il 32,2% lo alterna con una lingua locale, mentre solo il 14% si esprime esclusivamente nell'idioma locale, il resto ricorre ad un'altra lingua. Il noto linguista Tullio De Mauro, intervistato da un quotidiano nazionale il 29 settembre 2014, affermava che l'uso alternante di italiano e dialetto arriva oggi al 44,1% e coloro che adoperano solo l'italiano sono il 45,5%.Sempre secondo De Mauro, il plurilinguismo "italiano + dialetti o una delle tredici lingue di minoranza" gioca un ruolo positivo in quanto «i ragazzi che parlano costantemente e solo italiano hanno punteggi meno brillanti di ragazzi che hanno anche qualche rapporto con la realtà dialettale».
Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (Vienna, 5 maggio 1747 – Vienna, 1º marzo 1792) è stato Granduca di Toscana con il nome di Pietro Leopoldo I di Toscana dal 1765 al 1790 e imperatore del Sacro Romano Impero e re d'Ungheria e Boemia dal 1790 al 1792. Figlio dell'imperatore Francesco I e di sua moglie Maria Teresa d'Austria, fu fratello della celebre Maria Antonietta, regina di Francia, e di Maria Carolina, regina di Napoli. Leopoldo, succeduto al fratello Giuseppe II, fu un moderato proponente dell'assolutismo illuminato e propugnatore del Codice leopoldino, legge che portò il Granducato di Toscana ad essere il primo Stato nella storia ad abolire formalmente la pena di morte.
L'istruzione in Grecia a tutti i livelli è centralizzata dal Ministero dell'istruzione e degli affari religiosi (Υ. ΠΑΙ. Θ. ). Il Ministero esercita il controllo sulle scuole pubbliche, formula e attua la legislazione, gestisce il bilancio, amministra e coordina gli esami di ammissione all'università a livello nazionale, istituisce il curriculum nazionale, nomina il personale docente delle scuole pubbliche e coordina altri servizi. Il ruolo di supervisione del Ministero è esercitato a livello nazionale attraverso gli uffici di istruzione pubblica delle unità regionali che sono nominati Direzioni regionali dell'istruzione primaria e secondaria. Le scuole pubbliche sono finanziate dallo stato e sono gratuite, come i libri di testo. Circa il 25% dei programmi universitari ha retta gratuita, mentre circa il 30% degli studenti ha diritto a frequentare i programmi gratuitamente per criteri reddituali individuali. L'istruzione formale in Grecia comprende tre fasi educative. La prima fase dell'educazione formale è la fase primaria (Δημοτικό, dura sei anni, dai 6 ai 12 anni), seguita dalla fase secondaria che si divide in due sotto-fasi: il Gymnasium obbligatorio (Γυμνάσιο, tre anni, dai 12 ai 15 anni) e il Liceo non-obbligatorio (Λύκειο, tre anni, dai 15 ai 18 anni). La fase terziaria prevede l'istruzione universitaria. Le vacanze scolastiche in Grecia includono Natale, la Festa dell'indipendenza greca, Pasqua, il giorno del no, le vacanze estive (della durata di tre mesi), i giorni di festività nazionale e le festività locali, che variano in base al comune, ad esempio la festa del Santo locale. Oltre alla scolarizzazione, la maggior parte degli studenti frequenta lezioni private extracurriculari in centri privati chiamati "frontistiria" (φροντιστήρια, frontistirio) o lezioni individuali, che preparano gli studenti all'ammissione all'istruzione superiore, come gli esami panellenici, oppure per imparare lingue straniere. È proibito dalla legge per gli studenti portare nei locali della scuola telefoni cellulari o altri dispositivi elettronici, come gli smartwatch, le cuffie in-ear.
Il Granducato di Toscana fu un antico Stato italiano esistito per duecentonovanta anni, tra il 1569 e il 1859, costituito con bolla emessa da papa Pio V il 27 agosto 1569, dopo la conquista della repubblica di Siena da parte della dinastia dei Medici, reggitori della Repubblica di Firenze, nella fase conclusiva delle guerre d'Italia del XVI secolo. Fino alla seconda metà del XVIII secolo fu uno stato confederale costituito dal Ducato di Firenze (detto "Stato vecchio") e dallo Stato Nuovo di Siena, in unione personale nel granduca. Il titolo traeva origine da quello del Ducato di Tuscia, poi Marca di Tuscia e quindi Margraviato di Toscana, titolo giuridico di governo del territorio di natura feudale in epoca longobarda, franca e post-carolingia. Dopo l'estinzione della dinastia medicea, nel 1737 subentrò la dinastia degli Asburgo-Lorena, che resse le sorti del granducato sino all'unità d'Italia, pur con l'interruzione dell'epoca napoleonica. Tra il 1801 ed il 1807, infatti, Napoleone Bonaparte occupò la Toscana e l'assegnò alla casata dei Borbone-Parma col nome di regno d'Etruria. Col crollo dell'impero napoleonico nel 1814, venne restaurato il granducato. Nel 1859 la Toscana venne occupata dalle truppe del regno di Sardegna e divennero note col nome di Province dell'Italia Centrale. La Toscana venne formalmente annessa al regno sardo nel 1860, come parte del processo di unificazione nazionale, con un referendum popolare che sfiorò il 95% dei si.
Fiorenzuola d'Arda (Fiurinsöla [fiurĩ'søːlɐ] o [fiurĩ'soːlɐ] in dialetto piacentino) è un comune italiano di 14 785 abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.
La Festa Internazionale della Storia è una manifestazione a carattere nazionale ed internazionale della durata d'una settimana, che si tiene annualmente in ottobre nella città di Bologna. La manifestazione prevede anche eventi secondari, che si svolgono nel periodo autunnale da settembre a dicembre. L'obiettivo comune a tutti gli enti, scuole, teatri e musei che vi partecipano è trovare nella Storia conoscenze utili a vivere il presente e a progettare il futuro in armonia e nel rispetto delle diverse identità e dell'immenso patrimonio ereditato e attraverso l'attivazione concorde delle componenti del tessuto culturale, sociale, economico della città e del territorio.La Festa Internazionale della Storia di Bologna è stata la prima manifestazione culturale a livello europeo a porre l'accento sulla divulgazione della storia coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado, associazioni ed enti pubblici e privati, senza tralasciare minimamente la qualità scientifica degli eventi e degli interventi; grazie a questa formula nelle sue prime nove edizioni la Festa ha raggiunto risultanti notevoli registrando la partecipazione di 385.016 persone ai 1.799 eventi organizzati, nei quali i soggetti attivi (relatori, interpreti, coristi, musicisti) sono stati 15.792. Questi numeri hanno reso la Festa Internazionale della Storia di Bologna la più grande manifestazione culturale europea di storia e divulgazione storica, rafforzando il suo ruolo di simbolo ed esempio per tutte le altre manifestazioni di tal genere in Europa. Sulla falsariga della Festa di Bologna si sono sviluppate altre manifestazioni in varie città d'Italia, Francia e Spagna: Cahors Castel San Pietro Terme Jaén Milano Parma Siviglia
La legge di riforma della legislazione criminale toscana, meglio nota come Codice leopoldino o Leopoldina, fu una consolidazione del diritto penale del Granducato di Toscana emanata il 30 novembre 1786 dal granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo. Con questa normativa il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire formalmente la pena di morte. Dal 2000 la Toscana ricorda la ricorrenza con la festa della Toscana, che si festeggia il 30 novembre, giorno di promulgazione del Codice leopoldino.
Il Bauhaus (), il cui nome completo era Staatliches Bauhaus, è stata una scuola di arte e design che operò in Germania dal 1919 al 1933, nel contesto storico-culturale della Repubblica di Weimar. Ebbe sede a Weimar dal 1919 al 1925, a Dessau dal 1925 al 1932, e a Berlino dal 1932 al 1933 quando chiuse perché invisa al nazismo. Ideato da Walter Gropius, il termine Bauhaus richiamava la parola medievale Bauhütte, che in italiano significa: capannone, indicante la loggia dei muratori. Erede delle avanguardie anteguerra, non fu solo una scuola, ma rappresentò anche il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d'innovazione nel campo del design e dell'architettura legati al razionalismo e al funzionalismo, facenti parte del cosiddetto Movimento Moderno. I suoi insegnanti, appartenenti a diverse nazionalità, furono figure di primo piano della cultura europea e l'esperienza didattica della scuola influirà profondamente sull'insegnamento artistico e tecnico fino ad oggi. Il Bauhaus è stato un momento cruciale nel dibattito novecentesco del rapporto tra tecnologia e cultura. Attualmente l'azienda tedesca Tecta produce riproduzioni di arredamento progettato dal Bauhaus con l'aiuto di documenti ufficiali.