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Le riserve naturali regionali sono aree naturali protette costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentano uno o più ecosistemi importanti per la biodiversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche. La valenza degli elementi naturalistici presenti le colloca tra le riserve regionali. Attualmente l'EUAP (6º aggiornamento del 2010) prevede 365 riserve naturali regionali che coprono una superficie di ca. 230 000 ettari a terra e ca. 1300 ettari a mare. L'elenco che segue include anche altre riserve naturali regionali non incluse nell'EUAP.
La provincia di Cremona (pruvìncia de Cremùna in dialetto cremonese, pruìnsa da Cremùna in dialetto cremasco, pruvìncia ad Cramòna in dialetto casalasco-viadanese) è una provincia italiana della Lombardia di 358 347 abitanti che confina a nord con la provincia di Bergamo e la provincia di Brescia, a est con la provincia di Mantova, a sud con l'Emilia-Romagna (provincia di Parma, provincia di Piacenza), a ovest con la provincia di Lodi e con la provincia di Milano.
Il casino di caccia è un edificio residenziale rurale signorile di dimensioni variabili adibito all'attività venatoria, diverso però dalla residenza di caccia, la cui struttura architettonica è più vicina a quella della grande villa o del castello. "Casino" è un termine la cui etimologia significa: "residenza signorile, rustica". Specialmente in Italia, il casino affiancava all'attività venatoria vera e propria quella più spiccatamente agricola. Tipica, nella proprietà dei casini, era la presenza di un vigneto d'estensione variabile. Talora venivano utilizzate, per designare case di caccia, anche espressioni etimologicamente improprie, poi rimaste in uso, come casale di caccia, casina o cascina (termine erroneo questo, la "cascina" essendo un'azienda agricola a corte), casolare di caccia etc., sebbene le tipologie architettoniche d'ognuno di questi edifici differiscano fra loro. Si possono citare ad esempio il cosiddetto casale di caccia degli Orsini, detto "Vigna Grande", nella campagna romana presso Bracciano, risalente al XV secolo; la Cascina Boscaiola nata come tenuta di caccia viscontea e poi sforzesca etc. Con il XVIII secolo, il rifiorire dell'amore per la villeggiatura in campagna da parte delle classi agiate (nobiltà, borghesia e parte del clero), condusse all'edificazione o alla ristrutturazione dei casini, dove il proprietario (e la sua famiglia) risiedevano per parte dell'anno o - in casi più rari - per tutto l'anno.Diverse e molto variabili sono le strutture dei casini di caccia dal Nord al Sud Italia. Alcuni casini erano adibiti in modo particolare all'aucupio, presentando in aree limitrofe specifiche reti per l'uccellagione (ad esempio le "passate" o gli "zimbelli") capanni d'appostamento o roccoli. Non di rado, specie nel Nord Italia, i casini di caccia venivano custoditi da un fittavolo o colono che si occupava della manutenzione della dimora, delle reti e del fondo relativo. Come si può leggere alla voce "Caccia" dell'Enciclopedia Treccani: "[...] In Lombardia, specie nel Settecento, brescianelle e roccoli si costruirono dappertutto. [...] A Bergamo e Brescia non esisteva famiglia un po' agiata o nobile che non avesse l'uccellanda." Piuttosto rari sono, infine, esempi di casini di caccia edificati nel XX secolo. Fra questi si cita il casino di caccia "La Rocchetta", progettato nel 1920-21 dall'architetto Aldo Andreani a Bosisio Parini (Lecco).