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La prima guerra macedonica (214 a.C.-205 a.C.) venne combattuta da Roma, dal 211 alleatasi con la Lega etolica e Attalo I di Pergamo, contro Filippo V di Macedonia, nel momento in cui era impegnata a combattere la seconda guerra punica (218 - 202 a.C.) contro Cartagine. La Macedonia era il più forte stato ellenistico e vedeva con preoccupazione l'ingerenza romana sulla Lega Etolica e sulla Grecia in genere. Filippo temeva soprattutto l'espansione di Roma lungo le coste illiriche, cominciata con l'attacco alla regina Teuta e proseguita con la parziale conquista dell'Illiria, dove era dislocata una flotta romana, comandata prima da Marco Valerio Levino e poi da Publio Sulpicio Galba Massimo, anche per controllare i movimenti del re macedone. Filippo V intervenne contro queste forze. Scoppiò così la prima guerra macedonica: da una parte Filippo V con l'alleata lega achea, dall'altra la lega etolica con il supporto romano. Vennero coinvolte anche le diplomazie di Atene da una parte e di Rodi dall'altra. La guerra non fu segnata da battaglie decisive e fu formalmente conclusa con la pace di Fenice, firmata nella città di Fenice nel 205 a.C.. Essa segnò il definitivo ingresso di Roma nel mare Egeo e nella politica del Mediterraneo Orientale. Durante la guerra, i Macedoni cercarono di riprendere, senza successo, il controllo su alcune zone dell'Illiria e della Grecia, cosa che li avrebbe potuti indurre ad intervenire in aiuto del generale cartaginese Annibale, nel conflitto contro Roma.
Marcello II, nato Marcello Cervini degli Spannocchi (in latino: Marcellus II; Montefano, 6 maggio 1501 – Roma, 1º maggio 1555), è stato il 222º papa della Chiesa cattolica. Venne eletto papa per acclamazione il 9 aprile 1555. Il suo pontificato durò solamente 22 giorni. Alla data attuale, è l'ultimo pontefice ad avere usato come nome pontificale il proprio nome di battesimo.
L'epistolario di Giacomo Leopardi è una raccolta di lettere scritte da Giacomo Leopardi dal 1810 al 1837. L'epistolario, nel quale il Leopardi racconta le vicende della sua vita con sentimenti complessi e spesso dolorosi, raccoglie oltre novecento lettere. Lo stile, pur non essendo trascurato, ha un codice familiare e un'agilità che sono lontani dalla prosa letteraria delle Operette morali, ma è comunque curato, almeno in paragone al "lungo e tormentato monologo solitario" dello Zibaldone.
Il Camerino Farnese (noto anche come Camerino di Ercole o Camerino del Cardinale) è un ambiente di Palazzo Farnese a Roma, la cui volta è stata decorata ad affresco da Annibale Carracci, tra il 1595 e il 1597. Incastonata al centro del soffitto vi era una tela (di pari datazione) raffigurante Ercole al bivio, di mano dello stesso Annibale, parte (e fulcro) del programma iconografico dell'intera sala. L'originario dipinto centrale fu sostituito, già nel corso del Seicento, da una copia di scarsa qualità (mentre l'originale si trova nel Museo nazionale di Capodimonte, a Napoli).