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Autore principale: Murray, Michael T.
Serie: Terapie naturali [Red/studio redazioale] ; 3
La sindrome da fatica cronica (in inglese Chronic Fatigue Syndrome, sigla CFS), anche detta encefalomielite mialgica (Myalgic Encephalomyelitis - ME) o malattia da intolleranza sistemica allo sforzo (Systemic exertion intolerance disease - SEID), comunemente indicata come ME/CFS, è una malattia multifattoriale idiopatica che viene descritta da un rapporto dell'Institute of Medicine (IOM) pubblicato nel febbraio 2015 come una «malattia sistemica, complessa, cronica e grave», caratterizzata da una profonda stanchezza, disfunzioni cognitive, alterazioni del sonno, manifestazioni autonomiche, dolore e altri sintomi, che sono peggiorati da uno sforzo di qualsiasi tipo. Con esplicito riferimento al rapporto dello IOM, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno aggiornato la propria scheda della malattia in data 3 luglio 2017 unificando la CFS con la ME, sotto il nome di ME/CFS (Encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica). Essa viene indicata come malattia seria, di lungo periodo che colpisce molti apparati dell'organismo, riducendo o impedendo le normali attività dei pazienti, talvolta confinandoli a letto. I sintomi sono severa fatica, disturbi del sonno e peggioramento dei sintomi a seguito di sforzi (malessere post-esercizio, post-exertional malaise, PEM) e manifestazioni neurologico-cognitive, a cui possono aggiungersi dolore, manifestazioni del sistema nervoso autonomo, neuroendocrine e immunitarie. Già in precedenza i CDC avevano riconosciuto la CFS come una malattia devastante e complessa che comporta una fatica schiacciante e una miriade di altri sintomi che non vengono migliorati dal riposo e che possono peggiorare dopo l'attività fisica o uno sforzo mentale, nonché una riduzione sostanziale del livello di attività dei pazienti rispetto a quello che potevano sostenere prima di ammalarsi. Tra i pazienti di ME/CFS si osserva un aumento significativo della mortalità per tutte le cause e per cause cardiovascolari. Per quanto riguarda la qualità della vita, così come il già citato rapporto dello IOM, anche una ricerca europea ha dimostrato che i pazienti di ME/CFS patiscono una peggiore qualità della vita rispetto ai malati di molte gravi patologie più conosciute. La CFS non mostra particolari segni esteriori nei pazienti e può essere facilmente confusa con sindromi d'ansia o depressione, con cui condivide alcune caratteristiche biologiche, pur essendo una malattia completamente distinta e indipendente. Essa colpisce in prevalenza le donne e può colpire anche bambini e adolescenti. Molti pazienti lottano con i sintomi per anni prima di ricevere una diagnosi. Secondo il succitato rapporto dello IOM, infatti, molti operatori sanitari sono stati a lungo scettici circa la gravità della CFS/ME, scambiandola erroneamente con un disturbo psicologico o psicosomatico, affine all'ipocondria o alla depressione, e non considerandola come una patologia biologica. Da qui la sollecitazione dello IOM e dei CDC a formare e informare sempre più i sanitari sulla ME/CFS come una grave malattia che richiede diagnosi e cure adeguate e tempestive. Queste raccomandazioni valgono tanto più in Italia, dove la malattia non è tuttora riconosciuta, salvo eccezioni, e bisogna ringraziare soprattutto le associazioni dei malati se in questo Paese si parla di CFS. Nel 2019 la Regione Veneto ha presentato una Proposta di legge nazionale di iniziativa regionale per il "Riconoscimento della sindrome da fatica cronica (CFS) quale malattia invalidante che dà diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria". Il National Institute for Health Research del Regno Unito suggerisce che nei soggetti affetti da Long Covid la CFS è una sindrome frequente.Nel dicembre 2020, un rapporto del gruppo di lavoro socioeconomico della rete europea sulla ME/CFS (EUROMENE) ha concluso che l'incredulità e la mancanza di conoscenza e comprensione della ME/CFS sono diffuse tra i medici di base e che i ritardi diagnostici che ne derivano costituiscono un fattore di rischio per malattie gravi e prolungate e rendono problematici i tentativi di determinarne la prevalenza e quindi l'impatto economico.
La causa di morte più frequente nel mondo occidentale, a seguito delle malattie cardiache e dei tumori, è costituita dalle malattie cerebrovascolari. È stato riscontrato che la metà dei pazienti con malattie neurologiche presentano inoltre patologie di tipo cerebrovascolare. Per lo studente di medicina e per il medico generale l'approccio a queste malattie è utile per affrontare il settore neurologico. Il termine malattia cerebrovascolare sta a indicare qualsiasi alterazione cerebrale derivante da un processo patologico a carico dei vasi sanguigni, siano essi arterie, arteriole, capillari, vene o seni venosi (seno venoso). La lesione vascolare può avere le caratteristiche anatomo-patologiche di un'occlusione da parte di un trombo o di un embolo, oppure di una rottura; le conseguenze a livello del parenchima cerebrale sono di due tipi: l'ischemia (con o senza infarto) e l'emorragia. Un'alterazione della permeabilità della parete vasale, l'ipertensione e l'aumento della viscosità del sangue o modificazioni di una sua altra caratteristica reologica, sono altri meccanismi fisiopatologici coinvolti nella patologia cerebrovascolare. Malattie come l'anemia falciforme e la policitemia sono complicate da ipertensione e aumento della viscosità del sangue, alterazioni che sono alla base degli ictus. Infatti un'alterata permeabilità vascolare è responsabile della cefalea, dell'edema cerebrale e delle convulsioni dell'encefalopatia ipertensiva.
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