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Autore principale: Hassan, Sirad Salad
Serie: Salute della donna. Salute della coppia
Serie: Salute della donna. Salute della coppia
Serie: Salute della donna, salute della coppia
Serie: Salute della donna. Salute della coppia
Un rito di iniziazione è un complesso di uno o più riti di natura culturale e religiosa che permettono al partecipante «l'uscita da uno status in funzione dell'entrata in uno status diverso, talora in modo radicale, dal precedente».In senso ristretto costituisce la possibilità di accedere al nucleo più intimo e nascosto di una dottrina o di una cerchia esoterica (dal greco esóteros, «interiore»), andando oltre il suo rivestimento esteriore (exoteros, essoterico), consentendo di diventare un «adepto», cioè un aderente ad un nuovo modo di vedere o di pensare, tramite una sorta di rinascita.
Nelle Chiese cristiane l’iniziazione cristiana è l'insieme della formazione, dei riti e dei sacramenti che si celebrano per diventare cristiani. A livello antropologico l'iniziazione cristiana rientra nei riti di iniziazione conosciuti in tutte le culture e religioni. Il termine “iniziazione cristiana” deve la sua diffusione in modo particolare a Louis Duchesne che, nel 1889, dedica un capitolo alla iniziazione cristiana in un'opera che fu pioniera in questo campo. Nel secolo XX il tema iniziazione ha conosciuto un crescente interesse di studi antropologici, storici, teologici, liturgici e pastorali.
Un sacramento nella tradizione teologica cattolica, è un segno sensibile ed efficace della grazia, istituiti da Cristo ed affidati alla Chiesa Cattolica, attraverso i quali viene elargita la vita divina. Il sacramento è un segno che proclama tangibilmente la grazia di Dio contenuta nell'Evangelo. I sacramenti, per essere tali, devono essere stati istituiti da Gesù Cristo e sono affidati, per la loro amministrazione, alla Chiesa, che è "sacramento di unità".Si tratta di segni esteriori, composti da gesti ed elementi quali acqua, olio, pane, vino, accompagnati da parole che proclamano la grazia di Dio che così raggiunge il credente per confermare e rafforzare la sua fede. La Chiesa li considera efficaci in se stessi, cioè indipendentemente dalla dignità dei ministri ordinati che li celebrano, anche se i loro effetti dipendono comunque dalla condizione spirituale di chi li riceve. I sacramenti agirebbero ex opere operato, cioè per il fatto stesso di essere stati celebrati.
Con il termine misterici, dal greco "mysterion" (μυστήριον) poi latinizzato in "mysterium" si indicano i culti di carattere esoterico che affondano le loro radici nelle antiche iniziazioni primitive, e che si diffusero in tutto il mondo greco antico e mediorientale, con un particolare sviluppo in età ellenistica e successivamente in romana. Si differenziavano dalle religioni ufficiali, perché si trattava di riti esercitati da gruppi ristretti, entro i quali era vietato l'accesso ai comuni profani. Venivano praticati spesso nei templi, il cui aspetto esteriore era quello di scuole, dove la conoscenza costituiva un tutt'uno con la disciplina pratica, i cui segreti erano custoditi e insegnati da cerchie riservate di maestri-sacerdoti.
Un rito di passaggio è un rituale che segna il cambiamento di un individuo da uno status socio-culturale ad un altro, cambiamenti che riguardano il ciclo della vita individuale; il caso paradigmatico è quello dei riti di iniziazione, ma anche altri avvenimenti come la nascita, la morte, il matrimonio o la menopausa, o anche altre situazioni connesse o meno ad avvenimenti biologici, possono essere gestite socialmente mediante tale tipologia di riti. Il rituale si attua, il più delle volte, in una cerimonia o in prove diverse. I riti di passaggio permettono di legare l'individuo al gruppo, ma anche di strutturare la vita dell'individuo a tappe precise, che permettono una percezione tranquillizzante dell'individuo nel rapporto con la sua temporaneità e con la sua mortalità. Questo fenomeno ha dunque un ruolo importante per l'individuo, per la relazione tra l'individuo e il gruppo e per la coesione del gruppo nel suo insieme. Tale tipologia rituale è stata indicata come universalmente diffusa dall'etnologo Arnold Van Gennep (1873-1957), che la descrisse per primo nel 1909. Successivamente tale categoria concettuale è stata costantemente utilizzata dagli studiosi di scienze etno-antropologiche per descrivere rituali presso i più disparati gruppi sociali.
L'infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una pratica, che spesso prende le forme di un rituale, che prevede la modifica degli organi genitali di una persona, sia essa di genere maschile o femminile. Nota sin dal IV millennio a.C., periodo a cui risalgono i primi indizi di circoncisione, una pratica di infibulazione maschile, nel popolo sumero, l'infibulazione nelle sue varie forme ha attraversato tutta la storia dell'umanità diffondendosi in molti paesi e, a partire dalla seconda metà del XX secolo è diventata nota all'opinione pubblica nella sua forma che prevede la mutilazione genitale femminile, sebbene essa continui ad esistere anche per il genere maschile.Il principale ma non unico scopo dell'infibulazione è quello di impedire alla persona infibulata di avere rapporti sessuali. Nel caso dell'infibulazione femminile, ciò è volto alla preservazione della verginità della donna e la pratica, identificata dall'Organizzazione mondiale della sanità come mutilazione genitale femminile di tipo III, consiste nell'asportazione della clitoride (escissione della clitoride), delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. La mutilazione è naturalmente irreversibile, mentre la capacità di consumare atti sessuali può essere ripristinata attraverso la defibulazione, una pratica che viene svolta solitamente dopo il matrimonio spesso dallo stesso sposo. Se nel caso femminile la pratica è soltanto chirurgica, nel caso maschile alcune forme di infibulazione non presentano alcuna mutilazione e sono del tutto reversibili. Tra le forme chirurgiche praticate nell'antichità per impedire di avere rapporti sessuali ai propri schiavi vi era ad esempio l'infibulazione prepuziale, praticata presso gli antichi romani, in cui un anello veniva fatto passare attraverso il prepuzio di uno schiavo per impedirgli di raggiungere la completa erezione o comunque di effettuare una penetrazione, mentre tra le forme non chirurgiche si può citare l'uso del kynodesme, una stringa di cuoio utilizzata soprattutto nell'Antica Grecia con cui veniva legata la parte superiore del prepuzio (chiamata akroposthion) e di cui uno degli scopi era proprio quello di impedire "perdite di sperma", ossia di consumare rapporti sessuali occasionali, che al tempo erano ritenute lesive per il mantenimento della mascolinità delle voci dei cantanti.Come detto, l'impedimento dei rapporti sessuali non è oggi il solo scopo dell'infibulazione: nel caso della circoncisione, che consiste nell'eliminazione della parte superiore del prepuzio, infatti, essa non preclude i rapporti sessuali alla persona circoncisa ed è oggi praticata esclusivamente come rito di passaggio, i cui significati originali restano tuttavia incerti, in molte culture e religioni. Purtuttavia anche la pratica della circoncisione può essere ricondotta, in passato, all'impedimento di un atto sessuale, dato che alcuni ritengono che essa fosse una specie di surrogato alla ben più fatale penectomia praticata in tempi remoti sui prigionieri, e dato anche il suo utilizzo, in età vittoriana, come supposto deterrente alla masturbazione.Oggi l'infibulazione femminile è vietata in quasi tutto il mondo, sopravvivendo solo in alcune nazioni di cultura islamica (è il caso ad esempio della Somalia, in cui la percentuale di donne infibulate sfiora il 100%), ciò nonostante, in molti paesi essa è ancora largamente praticata, spesso assieme a pratiche escissorie ancora più invasive e limitanti, e non di rado porta alla morte della donna infibulata a causa delle scarse condizioni igieniche in cui viene effettuata. Tra i paesi in cui è praticata figurano non solo i paesi africani, che restano comunque il luogo della maggior parte degli interventi, ma anche diversi paesi sudamericani, dove comunque l'infibulazione non è mai diventata una vera e propria tradizione. Contrariamente a quanto pensato dalla maggior parte dell'opinione pubblica, l'infibulazione femminile non è praticata solo in paesi di fede islamica, ad esempio, si ritiene che in Niger il 55% delle donne di fede cristiana abbia subito mutilazioni genitali, con un 20% di queste che si ritiene siano state sottoposte a infibulazione, rispetto al 2% delle donne di fede islamica.Tra i diversi tipi di infibulazione maschile, quella più largamente praticata anche a livello non terapeutico (talvolta essa è utilizzata infatti per eliminare problemi come fimosi particolarmente strette) è la già citata circoncisione, presente soprattutto nella cultura ebraica, la quale prevede che essa avvenga entro l'ottavo giorno di vita del bambino, e in quella musulmana, per la quale essa deve essere invece praticata entro l'età prepuberale, cioè i 13-14 anni, mentre alcune forme che sono sopravvissute fino ai giorni nostri e che sono praticate solo presso alcune comunità aborigene australiane e africane sono ad esempio la subincisione del pene e la superincisione del prepuzio.
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