Autore principale: Bugiani, Carlo
Pubblicazione: Pistoia : tip. Cino dei fratelli Bracali, 1909
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, Paese: IT
Marco Mecilio Flavio Eparchio Avito (in latino: Marcus Maecilius Flavius Eparchius Avitus; Augstonemetum, 395 circa – 457) è stato un imperatore romano d'Occidente regnante dal 455 alla sua morte. Senatore, fu un ufficiale di alto rango, sia civile sia militare, nonché vescovo di Piacenza. Aristocratico gallo-romano, Avito cercò di opporsi alla riduzione dell'Impero romano d'Occidente alla sola Italia, sia dal punto di vista territoriale sia da quello amministrativo. Le sue nomine di ufficiali romani di stirpe gallica nell'amministrazione imperiale però gli inimicarono sia l'aristocrazia senatoriale sia la popolazione di Roma, provata dal sacco dei Vandali del 455. Avito era in ottimi rapporti con i Visigoti di Teodorico II, di cui era amico personale e che lo acclamò imperatore: la prospettiva di una solida e profittevole alleanza tra Romani e Visigoti naufragò, però, quando quest'ultimi occuparono la Hispania romana e quando non diedero il proprio appoggio all'imperatore gallo in occasione della ribellione dei comandanti italici. Con la sua deposizione, dopo appena quindici mesi di regno, il destino di decadenza dell'Impero d'Occidente fu segnato.
Giulio Valerio Maggioriano (in latino: Iulius Valerius Maiorianus; 420 circa – Tortona, 7 agosto 461) è stato un imperatore romano d'Occidente dal 457 al 461. Comandante militare di un certo successo, salì al trono dopo aver deposto l'imperatore Avito. Il suo regno fu caratterizzato da una politica estera volta a restaurare il controllo romano sulle province perdute – in particolare Gallia, Hispania e Africa – e da una politica interna avente lo scopo di risollevare le finanze imperiali, garantendo al contempo equità e giustizia. Il suo tentativo fu frustrato dai tradimenti: di alcuni suoi soldati, che causarono la perdita della flotta radunata per riprendere l'Africa ai Vandali, e del suo generale Ricimero, che lo catturò e lo uccise. Fu l'ultimo imperatore capace di tentare di risollevare le sorti dell'Impero romano d'Occidente con le proprie risorse: gli imperatori che gli succedettero fino alla caduta dell'impero nel 476/480 non ebbero il potere effettivo, ma furono strumenti di potere di generali di origine barbarica o imposti e appoggiati dalla corte d'Oriente.
Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino: Marcus Aurelius Antoninus Augustus; nelle epigrafi: IMP • CAES • M • AVR • ANTONINVS • PIVS • FELIX • AVG; Roma, 203 – Roma, 11 marzo 222), nato come Sesto Vario Avito Bassiano (Sextus Varius Avitus Bassianus) ma meglio noto come Eliogabalo o Elagabalo (Heliogabalus o Elagabalus), è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia dei Severi, che regnò dal 218 al 222, anno della sua morte.
Marco Mecilio Flavio Eparchio Avito (in latino: Marcus Maecilius Flavius Eparchius Avitus; Augstonemetum, 395 circa – 457) è stato un imperatore romano d'Occidente regnante dal 455 alla sua morte. Senatore, fu un ufficiale di alto rango, sia civile sia militare, nonché vescovo di Piacenza. Aristocratico gallo-romano, Avito cercò di opporsi alla riduzione dell'Impero romano d'Occidente alla sola Italia, sia dal punto di vista territoriale sia da quello amministrativo. Le sue nomine di ufficiali romani di stirpe gallica nell'amministrazione imperiale però gli inimicarono sia l'aristocrazia senatoriale sia la popolazione di Roma, provata dal sacco dei Vandali del 455. Avito era in ottimi rapporti con i Visigoti di Teodorico II, di cui era amico personale e che lo acclamò imperatore: la prospettiva di una solida e profittevole alleanza tra Romani e Visigoti naufragò, però, quando quest'ultimi occuparono la Hispania romana e quando non diedero il proprio appoggio all'imperatore gallo in occasione della ribellione dei comandanti italici. Con la sua deposizione, dopo appena quindici mesi di regno, il destino di decadenza dell'Impero d'Occidente fu segnato.
Quello che segue è l'elenco degli imperatori romani che governarono dal 27 a.C al 476 d.C. Per ciascuno sono riportati: il nome con cui è più comunemente conosciuto; il nome ufficioso; la data di nascita; il periodo temporale del suo regno (durante il quale fu ricevuto il titolo di augusto); la causa della morte (con la data se diversa da quella della fine del regno). Sono citati gli usurpatori (a volte la distinzione è dubbia, e in generale si segue la tradizione storica consolidata), gli imperatori che regnarono insieme, le date di eventuali associazioni al trono con il titolo di cesare. Giulio Cesare non ebbe mai il titolo di "princeps" o di "augusto" come Ottaviano: tuttavia fu dittatore dal 49 a.C. al 44 a.C., cosa mai successa in precedenza (con l'eccezione di Silla nel periodo 82 a.C.-79 a.C., il dictator poteva rimanere in carica al massimo sei mesi e così era sempre accaduto), ma soprattutto il titolo di "imperatore", nel suo significato moderno, corrisponde al titolo di cesare nella storia di Roma, almeno fino all'inizio della Tetrarchia. Svetonio infatti, nella sua opera dedicata alle Vite dei dodici Cesari, parte proprio da Giulio Cesare. Gli imperatori di Roma non furono tali nel senso moderno del termine. Ufficialmente il senato non perse mai i suoi poteri, e Augusto stesso si definiva "primus inter pares" ("il primo tra gli eguali"), rivolgendosi ai senatori. Gli imperatori romani godettero di un potere enorme, ma spesso precario, perché esposto a congiure e intrighi che interessavano spesso i familiari. L'incidenza di morti violente tra di essi aumentò notevolmente dalla Crisi del terzo secolo in poi (235-476), parallelamente alla diminuzione media degli anni di regno.
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