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Autore principale: Segur, Philippe-Paul <comte de>
Pubblicazione: Livorno : Tip. Vignozzi, 1825
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, Paese:
I cento giorni (in francese Cent-Jours) indicano il periodo della storia europea compreso tra il ritorno di Napoleone Bonaparte a Parigi (20 marzo 1815) dall'esilio all'isola d'Elba e la restaurazione della dinastia dei Borbone sotto re Luigi XVIII (8 luglio dello stesso anno). L'espressione les Cent Jours deriva da una frase usata dal Prefetto di Parigi, il conte di Chabrol, nel suo discorso di benvenuto al Re, l'8 luglio 1815: Il ritorno di Napoleone avvenne mentre si svolgeva il Congresso di Vienna, che si affrettò, il 13 marzo, a dichiarare "fuorilegge" Napoleone. Il 25 marzo seguente Regno Unito, Impero russo e austriaco e Prussia diedero vita alla Settima coalizione, a cui in seguito aderirono altre nazioni, impegnandosi militarmente a deporre una volta per tutte Napoleone. La decisione pose le basi dell'ultimo conflitto nelle Guerre napoleoniche, terminate con la sconfitta del generale francese a Waterloo il 18 giugno 1815 dopo gli scontri di Quatre-Bras e Ligny, della seconda restaurazione della monarchia francese e dell'esilio permanente di Napoleone sull'isola di Sant'Elena, dove egli morì il 5 maggio 1821.
Il combattimento di Turbigo fu un episodio della seconda campagna napoleonica in Italia.Ebbe luogo il 31 maggio 1800 (11 pratile) a Turbigo fra austriaci e francesi, questi ultimi provenienti dal Piemonte dopo aver attraversato le Alpi.
Luigi Bossi Visconti (Milano, 25 febbraio 1758 – Milano, 10 aprile 1835) è stato un archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano. Fu deputato della Repubblica Cisalpina cavaliere dell'Ordine della Corona ferrea, conte del Regno d'Italia e diresse la Prefettura degli Archivi e delle Biblioteche per tutto il periodo in cui i francesi di Napoleone dominarono in Italia. Fu anche un insigne letterato e storico.
La locuzione rivoluzione italiana è stata più volte impiegata da alcuni storici e scrittori del XIX e XX secolo per indicare diversi periodi di cambiamento degli assetti di potere nella penisola italiana, tra cui anche l'unità. Il significato della locuzione non è univoco e a tutt'oggi non è pacificamente condiviso ne come attribuzione ad uno determinato evento temporale ne come accezione positiva o negativa dell'evento individuato.
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