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Autore principale: Reppucci, Gabriele
Pubblicazione: Firenze : R. Sandron, 1970
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ITA, Paese: IT
Giovanni Carmelo Verga (Vizzini, 2 settembre 1840 – Catania, 27 gennaio 1922) è stato uno scrittore, drammaturgo e senatore italiano, considerato il maggior esponente della corrente letteraria del Verismo.
Luigi Pirandello (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l'innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l'ultimo dei quali incompleto.
Il discorso indiretto libero è una procedura usata nei testi narrativi. Consiste in una variante del discorso indiretto, che fonde le modalità del discorso diretto e di quello indiretto in una forma ibrida. L'espressione traduce il tedesco erlebte Rede, 'discorso rivissuto', e indica un discorso indiretto in cui siano stati eliminati i verbi reggenti (tipicamente verbi dichiarativi come "dire", "pensare", "chiedere", "ordinare" ecc.). È discorso indiretto in quanto passa attraverso la mediazione del soggetto riferente, ma mantiene stilemi e strutture grammaticali del discorso diretto. L'eliminazione delle virgolette o di altri segni che delimitino il discorso diretto fa sì che le voci dei personaggi risultino fuse con quella del narratore.Nella narrativa più antica era soggetto ad un uso assai limitato. Fu invece caratteristico della letteratura realista del XIX secolo. È comunque tipico della lingua comune dell'oralità, in cui un narratore racconta dei fatti e dà voce alle persone coinvolte direttamente, mutando il proprio punto di vista.Maestri di questo stile sono stati, nella letteratura europea, gli scrittori Gustave Flaubert e Jane Austen.Nella letteratura italiana, questo tipo di discorso è stato ampiamente utilizzato nella tecnica narrativa da Giovanni Verga. Ad esempio, all'inizio della novella Rosso Malpelo, Verga scrive: Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche a temere che ne sottraesse un paio di quei soldi... Qui il discorso indiretto libero esprime il punto di vista della madre del protagonista.Sempre il Verga, nel romanzo Mastro-don Gesualdo, scrive: Egli invece non aveva sonno. Si sentiva allargare il cuore. Gli venivano tanti ricordi piacevoli. Ne aveva portate delle pietre sulle spalle, prima di fabbricare quel magazzino! E ne aveva passati dei giorni senza pane, prima di possedere tutta quella roba! La parte sottolineata è un discorso indiretto libero, mancando il verbo introduttivo e la congiunzione subordinante.Oppure ancora: Ed anche la roba era fatta per lui, che pareva ci avesse la calamita.Il discorso indiretto "non libero" sarebbe: "E dicevano che anche la roba...". Luigi Pirandello, nella novella Ciàula scopre la luna, scrive: Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola là, eccola là, la Luna.... C'era la luna! la luna! La parte sottolineata è un esempio di discorso indiretto libero, il pensiero di Ciàula.
L'artificio della regressione è una tecnica narrativa usata dagli scrittori facenti parte del verismo. Questa tecnica consiste nell'annullare tutte le radici "colte" dell'autore. Il narratore si riduce cioè allo stesso piano dei personaggi di cui parla, venendo meno tutte le terminologie colte che possano in qualche modo far rilevare l'autore/narratore in modo evidente rispetto al testo; è un modo di scrivere secondo cui il narratore adotta le categorie culturali della comunità che descrive a tutti i livelli: conoscenze, credenze, lingua, modo di pensare, metafore. Non vi è più il narratore onnisciente che giudica alla Manzoni, ma abbandona le sue conoscenze e la sua morale per regredire alla mentalità paesana. Questa tecnica è ampiamente usata da Giovanni Verga che per rispettare il principio dell'impersonalità fa ampio uso dell'indiretto libero e di questa tecnica.Verga narra attraverso una voce che, "rimanendo fuori campo" ed evitando di dare giudizi personali, si limita a riferire i fatti dal punto di vista delle comunità locali (I Malavoglia) e a farsi portatore della mentalità popolare della gente umile e semplice che vive in piccoli paesi del Mezzogiorno d'Italia. Se Émile Zola e i naturalisti cercavano di riprodurre la realtà in maniera oggettiva, Giovanni Verga, per raggiungere il medesimo obiettivo, arriva a scomparire dietro la sua narrazione, in quanto si identifica nelle abitudini, nei gesti, nelle parole di quel "personaggio ideale" e collettivo che è il coro paesano. Tale ritrarsi di Verga alle spalle dei suoi umili personaggi del Ciclo dei Vinti, che è chiamato dai critici appunto l'Artificio della regressione: "regressione" perché l'autore regredisce culturalmente al livello dei paesani "artificio" perché Verga si nasconde dietro di loro, senza autocancellarsi (come invece fa Luigi Pirandello nella sua poetica del personaggio "senza autore").La Lupa, ad esempio, è presentata all'inizio del racconto secondo il punto di vista delle donne del paese: "Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia". Ne I Malavoglia il narratore popolare si porta sempre sul piano culturale dei personaggi. Ad esempio descrive la tempesta (cap. III) con paragoni che rimandano all'esperienza quotidiana del popolo (come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese), alle attività rurali (il mare si udiva muggire [...] che pareva [...] i buoi della fiera di S. Alfio), o all'immaginario religioso, che associa il vento al demonio e conferisce alla natura una forza malefica (il vento s'era messo a fare il diavolo..., Ci sono i diavoli per aria!). Scrive il critico G. Baldi: "Ne scaturisce un procedimento, che può essere ancora ricondotto alla categoria dell'erlebte Rede (discorso indiretto libero), perché in certo qual modo è sempre l'ottica del personaggio ad essere filtrata dalla "voce narrante", ma è del tutto atipico rispetto alle forme canoniche dell'indiretto libero, e costituisce una peculiarità originale della tecnica verghiana. [...] Nel caso di questo caratteristico procedimento verghiano il "narratore" non si annulla totalmente nell'ottica del personaggio, ma serba in certa misura la sua identità, e non riporta enunciati verbali o discorsi interiori della cui realtà effettiva si possa essere assolutamente certi, ma più che altro rifà il verso mimeticamente ed ecolalicamente, al modo in genere con cui il personaggio pensa e si esprime, utilizzando magari le sue locuzioni abituali o riproducendo i suoi inconfondibili stereotipi mentali".
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