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Autore principale: Carducci, , Giosue
Pubblicazione: San Miniato : [s.n.], 1957
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, LAT, Paese: IT
La metrica italiana è la branca della filologia che si occupa dello studio della struttura ritmica di un componimento poetico in lingua italiana. La forma di una poesia ne determina il ritmo, che è una sua caratteristica fondamentale. Come nelle altre lingue romanze, anche in italiano la metrica si fonda sul numero e l'accentuazione delle sillabe e su rime e assonanze tra le parole, soprattutto se collocate nelle posizioni finali dei versi. Particolare rilievo, nella metrica italiana, assumono la lunghezza e il tipo dei suoi versi, ossia la specifica collocazione degli accenti tonici, e il modo con il quale i versi sono raggruppati, che definisce il tipo di strofe. Altri elementi di rilievo sono le figure metriche e le licenze poetiche. L'analisi della metrica impiegata in un componimento poetico è detta partizione metrica.
Il poeta vate, o soltanto vate (dal latino vates, "indovino, profeta"), è un poeta animato da spirito profetico o che acquisisce un carattere sacro, grazie al tono elevato delle sue opere o all'ispirazione civile. La figura è attribuita agli autori che cercano di interpretare e guidare i sentimenti delle masse di ogni epoca. Tale appellativo fu attribuito per la prima volta ad autori latini, impegnati nella ricerca dei valori perduti dell'antica romanità, venuti a mancare durante il periodo di grande corruzione in cui versò Roma dall'età di Cesare in poi. La funzione di poeta-vates, attribuita ad esempio a Lucrezio o ad Orazio, è quella, secondo la concezione latina, di un poeta divinamente ispirato e quasi profetico, in grado di proporsi come guida della comunità, impegnato attivamente per il ripristino di valori morali, ma anche filosofici come nel caso dello stesso Lucrezio, scomparsi o, a volte, considerati in alcuni casi nefasti, come la stessa dottrina epicurea. Una ripresa significativa di tale fenomeno si ebbe alla fine del Romanticismo, quando con il risorgere della poesia e del sentimentalismo poetico, in contrapposizione al periodo precedente del Neoclassicismo, dove i sentimenti erano oscurati dal rigore e dall'ordine conferito dalla precisione dello studio e della ragione, i poeti cominciarono a sentire la necessità di aprirsi e rendersi interpreti del mondo, verso tutti coloro che avrebbero voluto apprezzarne i valori nascosti. Poeti guida si sono riscoperti autori del romanticismo tedesco, dello Sturm und Drang come Goethe, o anche contemporanei italiani dello stesso periodo come Foscolo. Foscolo, infatti, come ogni poeta vate si abbandonava completamente alle passioni e agli istinti. Anche Gabriele D'Annunzio si faceva chiamare poeta vate per le sue poesie con versi ricchi di musicalità e sentimento e per il suo grande culto della parola. Nella storia della letteratura italiana, il titolo di vate sarà associato a: Giosuè Carducci Ugo Foscolo, durante il Risorgimento, quale vate della Patria italiana e della sua libertà. Gabriele D'Annunzio
L'alessandrino o martelliano è un verso composto da due emistichi di almeno sei sillabe ciascuno, nei quali la sesta sillaba è accentata. Nella metrica francese e provenzale, l'alessandrino è un verso composto da un doppio esasillabo (hexasyllabe). Nella metrica italiana all'esasillabo corrisponde il settenario. Quindi l'alessandrino o martelliano può essere definito anche come un doppio settenario. In altre parole è formato da due parti giustapposte, ognuna delle quali è detta emistichio, indipendenti l'una dall'altra. Esso fa parte dunque della serie di "versi composti" della metrica italiana. Alcuni studiosi chiamano questo metro anche "tetradecasillabo".
La Lassa è una strofa tipica della poesia medievale (in genere tipica della poesia in "lingua d'oïl") costituita da un numero variabile di decasillabi, uniti da una medesima rima o, molto più spesso, assonanzati. In lasse erano composte le Chansons de geste, come ad esempio la Chanson de Roland: La lassa, sul modello francese, ha avuto una discreta fortuna anche nella letteratura italiana, nei cantari italiani popolari; composta da un numero variabile di versi legati da una stessa rima (di solito versi alessandrini), la lassa fu adoperata nell’antica poesia didattica. Nella poesia italiana moderna, per estensione si intende una strofe formata da un numero variabile di versi, anche non legati dalla rima. Esempi di lassa si trovano in Leopardi, in Carducci (La battaglia di Legnano), D'Annunzio (Notte di Caprera), Bertolucci (La camera da letto).
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