Pubblicazione: Firenze : Sansoni, ©1969
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, Paese: IT
Fa parte di: Storia illustrata della Seconda guerra mondiale
La storia militare della Germania durante la seconda guerra mondiale inizia nel 1939 con la campagna di Polonia, e nel periodo 1940-1941 estese progressivamente il suo dominio su gran parte dell'Europa continentale. Le truppe tedesche dilagarono in Europa occidentale, invadendo il Belgio, i Paesi Bassi e la Francia, spingendosi anche a conquistare la Norvegia, ma non riuscirono a conquistare il Regno Unito, dopo il fallimento dell'operazione Leone Marino. Dopo aver ottenuto l'alleanza e la collaborazione dell'Italia fascista e di una serie di nazioni "satelliti": Repubblica Slovacca, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia, la Germania di Hitler sferrò il 22 giugno 1941 la grande operazione Barbarossa, l'invasione dell'Unione Sovietica con la speranza di ottenere una vittoria decisiva in pochi mesi. Dopo una serie di impressionanti successi in apparenza risolutivi e un'avanzata fino alle porte di Mosca e Leningrado, l'esercito tedesco, si trovò in grave difficoltà, a causa della crescente resistenza sovietica e venne sconfitto nella battaglia di Mosca del dicembre 1941. Durante l'inverno, mentre entravano in guerra a fianco di Gran Bretagna e Unione Sovietica, anche gli Stati Uniti d'America, la più grande potenza industriale del mondo, i tedeschi riuscirono con gravi difficoltà e pesanti perdite ad evitare una ritirata rovinosa. Nella primavera e estate 1942 la Germania ritornò all'offensiva sia sul fronte orientale, sia nella campagna del Nordafrica: l'Afrikakorps avanzò in Egitto verso Alessandria, mentre in Russia l'esercito tedesco raggiunse il Don, il Volga e il Caucaso. La svolta della guerra a favore dei nemici del III Reich si verificò alla fine dell'anno 1942 con le due pesanti sconfitte della seconda battaglia di El Alamein (23 ottobre-4 novembre 1942) e della battaglia di Stalingrado con l'operazione Urano del 19 novembre 1942 e la resa definitiva tedesca il 2 febbraio 1943. Sul fronte orientale, dopo Stalingrado cominciò nel 1943 una ritirata continua, interrotta solo da fallimentari controffensive come quella di Kursk, mentre lo sbarco in Sicilia del 1943 e lo sbarco in Normandia dell'anno successivo riportano gli angloamericani e i loro alleati (canadesi, francesi, australiani e neozelandesi in primis) sul suolo europeo. Attaccata su tre fronti, nel 1944 la Germania riuscì a resistere con difficoltà agli assalti nemici e, dopo la speranza ridestata dall'offensiva delle Ardenne di fine 1944, crollò definitivamente nel 1945, con l'ingresso in Berlino dell'armata rossa. Suicidatosi Hitler il 30 aprile in una Berlino assediata dall'Armata Rossa, il governo dell'ammiraglio Karl Dönitz firmò la resa incondizionata il 7 maggio a Reims, in Francia, e l'8 maggio a Berlino; il mese precedente le truppe tedesche in Italia si erano invece arrese con la firma della resa di Caserta.
La seconda guerra mondiale vide contrapporsi, tra il 1939 e il 1945, le cosiddette potenze dell'Asse e gli Alleati che, come già accaduto ai belligeranti della prima guerra mondiale, si combatterono su gran parte del pianeta; il conflitto ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, in quello asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Considerato il più grande conflitto armato della storia, costò all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni di individui; le popolazioni civili si trovarono coinvolte nelle operazioni in una misura sino ad allora sconosciuta, e furono anzi bersaglio dichiarato di bombardamenti, rappresaglie, persecuzioni, deportazioni e stermini. In particolare, il Terzo Reich portò avanti con metodi ingegneristici l'Olocausto per annientare, tra gli altri, le popolazioni di origine o etnia ebraica, perseguendo anche una politica di riorganizzazione etnico-politica dell'Europa centro-orientale che prevedeva la distruzione o deportazione di intere popolazioni slave, degli zingari e di tutti coloro che il regime nazista riteneva "indesiderabili" o nemici della razza ariana. Al termine della guerra, l'Europa, ridotta a un cumulo di macerie, completò il processo di involuzione iniziato con la prima guerra mondiale e perse definitivamente il primato politico-economico mondiale, che fu assunto in buona parte dagli Stati Uniti d'America. Ad essi si contrappose l'Unione Sovietica, l'altra grande superpotenza forgiata dal conflitto, in un teso equilibrio geopolitico internazionale che fu definito poi guerra fredda. Le immani distruzioni della guerra portarono alla nascita dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), avvenuta al termine della Conferenza di San Francisco il 26 giugno 1945.
Operazione Gladio è il nome in codice di un'operazione promossa dalla Central Intelligence Agency, il servizio di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti per costituire varie strutture paramilitari segrete di tipo stay-behind («stare dietro», «stare al di là delle linee»), promossa durante la guerra fredda, per contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia ai Paesi dell'Europa occidentale, nonché combattere il comunismo con forme di guerra psicologica e uso della tecnica di false flag.
Le operazioni navali nella prima guerra mondiale si svilupparono principalmente intorno all'esigenza di garantire la sicurezza delle proprie vie di comunicazione marittima e di bloccare o insidiare quelle del nemico. In particolare le marine militari delle potenze alleate (la Royal Navy britannica, la Marine nationale francese, la Voenno-morskoj flot Rossijskoj Imperii russa, la Regia Marina italiana ed, in misura minore, la United States Navy statunitense e la Marina imperiale giapponese) adottarono una strategia che puntava a controllare le aree utilizzate dai propri traffici marittimi e a imporre il blocco di quelli avversari. Le operazioni navali delle marine degli Imperi centrali (la Kaiserliche Marine tedesca, la k.u.k. Kriegsmarine austro-ungarica e la Osmanlı Donanması ottomana) furono invece caratterizzate dalla strategia della "flotta in potenza": numericamente superate, le flotte di superficie degli Imperi Centrali non si impegnarono in scontri frontali con il grosso del nemico, ma mantennero una minaccia "potenziale", cercando di usurare le forze avversarie, di forzarne il blocco e di insidiarne le rotte commerciali attraverso l'utilizzo di unità leggere, sommergibili e navi corsare. Le operazioni belliche coinvolsero (in maniera più o meno diretta e più o meno intensa) tutti gli oceani e gli specchi d'acqua principali del globo. Se il Mare del Nord fu teatro degli scontri a distanza tra la Hochseeflotte tedesca e la Grand Fleet britannica, nel Mar Mediterraneo le flotte combinate di Italia, Francia e Regno Unito (con piccoli contributi da parte di Giappone, Australia e Grecia) si confrontarono con la marina austro-ungarica, praticamente asserragliata all'interno dei suoi porti sul Mare Adriatico, oltre ad impegnarsi contro le difese ottomane dello stretto dei Dardanelli. L'immenso Impero russo si trovò ad affrontare la Germania nel mar Baltico e l'Impero ottomano nel Mar Nero, mentre le poche navi tedesche a guardia delle colonie dell'Oceano Pacifico furono surclassate dalle più numerose flotte giapponese ed australiana; anche l'Oceano Indiano e le acque del Sudamerica furono teatro di scontri tra le navi corsare tedesche e le squadre di incrociatori Alleati inviate alla loro caccia. Infine l'Oceano Atlantico fu teatro della prima grande campagna sommergibilistica della storia, con gli U-Boot tedeschi impegnati contro il traffico commerciale diretto verso le isole britanniche e intenti a confrontarsi con le forze congiunte di Regno Unito e (dopo il 1917) Stati Uniti.
Per storia dell'Europa si intende convenzionalmente la storia dell'omonimo continente e dei popoli che l'hanno abitato e che lo abitano. In un'accezione più ristretta per storia dell'Europa si intende invece la storia dell'Unione europea, dalla creazione della Comunità economica europea con i trattati di Roma (1957) fino a oggi.
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