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Autore principale: Caturegli, Giuseppe
Pubblicazione: Pisa : Giardini, 1970
Tipo di risorsa: testo, Livello bibliografico: monografia, Lingua: ita, Paese: IT
Le sibille (in greco antico: Σίβυλλα, Síbylla; in latino: Sibylla) sono sia dei personaggi storicamente esistiti, che figure mitologiche greche e romane. Erano vergini ispirate da un dio (solitamente Apollo) dotate di virtù profetiche ed in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente. Leggendarie profetesse, erano collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo come a Cuma in Italia, a Delfi in Grecia, o in Africa ed Asia Minore. Tra le più conosciute, la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica che sono rappresentanti di altrettanti gruppi come gli ionici, gli italici e gli orientali. Nella Roma repubblicana e imperiale un collegio di sacerdoti custodiva gli Oracoli sibillini, testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi. Dal II secolo a.C. si sviluppa negli ambienti ebraici romanizzati un'interpretazione dei vaticini delle Sibille corrispondente alle attese messianiche. Successivamente i cristiani videro nelle predizioni delle veggenti pagane preannunci dell'avvento di Gesù Cristo e del suo ritorno finale.
La Sibilla Cumana (gr. Σίβυλλα, lat. Sibylla), sacerdotessa di Apollo, è una delle più importanti Sibille, figure profetiche delle religioni greca e romana.
Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta "Rina" (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), è stata una scrittrice, poetessa e giornalista italiana.
Sibilla d'Angiò, nota come Sibilla di Gerusalemme (Gerusalemme, 1160 – Acri, 1190), figlia primogenita del re Amalrico I di Gerusalemme e di Agnese di Courtenay, dopo la morte di suo fratello Baldovino IV e di suo figlio Baldovino V, fu incoronata regina di Gerusalemme e regnò dal 1186 al 1190, anno della sua morte. Il suo regno fu caratterizzato da un aumento delle ostilità con gli Ayyubidi governati dal sultano Saladino (Ṣalāḥ ad-Dīn), culminate nella battaglia di Hattin (Ḥaṭṭīn) nel luglio del 1187, che diede l'avvio alla disfatta di Gerusalemme stessa, la cui caduta avvenne tre mesi dopo (2 ottobre 1187).
La Sibilla Appenninica, detta anche Sibilla Picena o Sibilla di Norcia è una figura dell'immaginario collettivo diffusasi a partire dal medioevo nell'area montana del Piceno e di Norcia, in particolare appunto sui Monti Sibillini, ai quali questa ha dato il nome. Nei testi medievali si parla di Sibilla o Regina Sibilla, la cui dimora è collocata sulle montagne tra Norcia e Montemonaco; mentre la definizione di Sibilla Appennina compare per la prima volta solo nel 1938, nel libro di Augusto Vittori "Montemonaco nel Regno della Sibilla Appennina", con prefazione di Fernand Desonay.Probabilmente a causa di complessi processi di sincretismo culturale e letterario viene identificata come sibilla; ma in realtà essa non rientra nel canone delle dieci Sibille classiche riportato da Varrone.
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